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A 30 anni ancora a casa: l’Italia ultima in Europa

today4 Ottobre 2025 10

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L’Italia si conferma ancora una volta il paese dei “mammoni” d’Europa, un dato che è molto più di una semplice curiosità statistica: è un campanello d’allarme per il nostro declino demografico.

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    A 30 anni ancora a casa: l’Italia ultima in Europa Cristian Asara

Il ritardo con cui i giovani italiani lasciano il nido familiare è, se non l’unica, certamente una delle principali chiavi di lettura della nostra crisi delle nascite.

Secondo l’ultimo rapporto tematico Eurostat (basato su dati 2024 e ripreso da Skuola.net), l’età media in cui un giovane italiano si emancipa è di ben 30,1 anni. Questo significa che, da un punto di vista puramente biologico, gli anni di massima fertilità sono ormai alle spalle nel momento in cui si conquista l’indipendenza, ritardando inevitabilmente la formazione di una propria famiglia.

Un enorme divario con il resto d’Europa

Il dato italiano stride in modo drammatico con la media europea complessiva, che si attesta intorno ai 26 anni. Ma il vero abisso si apre confrontandoci con i Paesi più virtuosi:

  • Nord Europa: I giovani sono i più precoci. In Finlandia si lascia casa a 21,4 anni, in Danimarca a 21,7, e in Svezia a 21,9. Un distacco di quasi un decennio rispetto ai coetanei italiani.
  • Grandi Vicini: Anche a confronto con le principali potenze economiche vicine, l’Italia arranca. In Francia l’età media è 23,5 anni e in Germania è 23,9 anni.

A livello europeo, solo Grecia, Slovacchia e Croazia (tutte oltre i 31 anni) si piazzano dietro di noi in questa speciale classifica del ritardo. La Spagna è appena un gradino sopra, a 30 anni.

Un “mammone” – immagine generata con ia

Costo della vita e ritardo lavorativo:

Cosa c’è dietro questa tendenza che fa dell’Italia la quart’ultima in Europa per emancipazione giovanile? Il problema non è, o non è solo, culturale. È profondamente legato al quadro socio-economico.

  1. Costo delle abitazioni: L’accesso al mercato immobiliare o anche solo agli affitti è estremamente oneroso, specialmente nelle aree urbane.
  2. Ritardo lavorativo: L’ingresso nel mondo del lavoro è tardivo e spesso precario. A ciò si aggiunge che l’età media di conseguimento di una laurea magistrale in Italia è di circa 27 anni. A questa età, in molti paesi del Nord, i coetanei hanno già una carriera avviata e vivono da soli da anni.

Il contro-esempio delle politiche sociali

Mentre in Italia mancano misure strutturali, diversi Paesi europei hanno adottato politiche per favorire l’autonomia giovanile, dimostrando che la volontà politica può fare la differenza:

  • Francia: Ha messo in campo sostegni economici diretti per i giovani volti a pagare l’affitto.
  • Danimarca: Gli studenti universitari che vivono da soli ricevono un vero e proprio “stipendio” per mantenersi, nonostante l’alto costo degli affitti.

Le politiche contro la denatalità non possono prescindere da questo dato. Se un Paese vuole invertire la rotta demografica, deve creare le condizioni affinché i giovani possano raggiungere l’indipendenza economica e abitativa con largo anticipo rispetto ai 30 anni. È infatti palese che i Paesi che registrano le migliori previsioni demografiche per il futuro, secondo le Nazioni Unite, sono proprio quelli in cui i giovani lasciano la casa dei genitori molto prima della media.

Radio Smeralda, puntata del 04 ottobre 2025.

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