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A 30 anni ancora a casa: l’Italia ultima in Europa Cristian Asara
Il ritardo con cui i giovani italiani lasciano il nido familiare è, se non l’unica, certamente una delle principali chiavi di lettura della nostra crisi delle nascite.
Secondo l’ultimo rapporto tematico Eurostat (basato su dati 2024 e ripreso da Skuola.net), l’età media in cui un giovane italiano si emancipa è di ben 30,1 anni. Questo significa che, da un punto di vista puramente biologico, gli anni di massima fertilità sono ormai alle spalle nel momento in cui si conquista l’indipendenza, ritardando inevitabilmente la formazione di una propria famiglia.
Il dato italiano stride in modo drammatico con la media europea complessiva, che si attesta intorno ai 26 anni. Ma il vero abisso si apre confrontandoci con i Paesi più virtuosi:
A livello europeo, solo Grecia, Slovacchia e Croazia (tutte oltre i 31 anni) si piazzano dietro di noi in questa speciale classifica del ritardo. La Spagna è appena un gradino sopra, a 30 anni.

Cosa c’è dietro questa tendenza che fa dell’Italia la quart’ultima in Europa per emancipazione giovanile? Il problema non è, o non è solo, culturale. È profondamente legato al quadro socio-economico.
Mentre in Italia mancano misure strutturali, diversi Paesi europei hanno adottato politiche per favorire l’autonomia giovanile, dimostrando che la volontà politica può fare la differenza:
Le politiche contro la denatalità non possono prescindere da questo dato. Se un Paese vuole invertire la rotta demografica, deve creare le condizioni affinché i giovani possano raggiungere l’indipendenza economica e abitativa con largo anticipo rispetto ai 30 anni. È infatti palese che i Paesi che registrano le migliori previsioni demografiche per il futuro, secondo le Nazioni Unite, sono proprio quelli in cui i giovani lasciano la casa dei genitori molto prima della media.
Radio Smeralda, puntata del 04 ottobre 2025.
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