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Carlo Cicalò: atleta trapiantato, esempio di forza e rinascita

today6 Novembre 2025 215 1

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Carlo Cicalò: la rinascita dopo due trapianti, il messaggio per la donazione degli organi

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    Carlo Cicalò: atleta trapiantato, esempio di forza e rinascita Giuseppe Valdes, Carlo Cicalò

Carlo Cicalò è un atleta, trapiantato e socio dell’ANED (Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto). La sua è una storia di rinascita, di sport e di speranza, che testimonia in modo concreto quanto la donazione degli organi possa restituire la vita a chi lotta ogni giorno contro malattie gravi: “Ho affrontato due trapianti di rene – racconta Carlo – e oggi sono qui, in perfetta salute, con la tuta della Nazionale Italiana Dializzati e Trapiantati. Significa che una persona che ha subito un trapianto non solo può tornare a una vita normale, ma anche praticare sport. Lo sport è una medicina speciale, senza effetti collaterali, che fa bene al corpo e alla mente”.

Carlo Cicalò – Trapiantato

La malattia e il primo trapianto: un angelo anonimo che ha ridato la vita

La storia di Carlo inizia all’età di 17 anni, quando una vasculite lo porta a perdere gradualmente la funzionalità renale. A 21 anni inizia la terapia di emodialisi, un trattamento salvavita che però limita fortemente la quotidianità: tre sedute settimanali in ospedale, difficoltà nel lavoro e nello sport.

“Dopo quattro anni di dialisi ho ricevuto il mio primo trapianto a 25 anni – racconta Carlo – da un donatore anonimo, che per me è un angelo. Quel gesto mi ha ridato la vita: ho trovato lavoro, ho costruito una famiglia, sono diventato papà e ho ripreso a fare sport”.

Il secondo trapianto: un gesto d’amore da parte del fratello Alberto

Dopo 13 anni di serenità, la malattia si ripresenta e Carlo deve tornare in dialisi. Ma arriva un nuovo miracolo, questa volta in famiglia: “Mio fratello Alberto mi ha donato un rene. È stato un gesto di grande generosità e amore. Grazie a lui, da undici anni vivo una seconda rinascita”. Da quel momento Carlo partecipa a campionati italiani e mondiali per atleti trapiantati, portando in giro un messaggio di vita e speranza.

L’ultimo grande evento a cui ha partecipato è stato nel 2024 a Cervia, ai Mondiali di Calcio per Trapiantati, con undici nazionali provenienti da tutto il mondo. “È stata una manifestazione straordinaria, con un obiettivo chiaro: sensibilizzare sull’importanza della donazione degli organi. Dire ‘sì’ quando si rinnova la carta d’identità può salvare vite”.

Matteo Vercelli e Carlo Cicalò negli studi di Radiolina

Sensibilizzare i giovani: l’incontro a Montepulciano

Negli ultimi giorni, Carlo ha partecipato a un evento a Montepulciano (Siena) con la Nazionale Italiana Trapiantati di Tennis: “Abbiamo giocato un torneo con il club locale e incontrato gli studenti delle scuole superiori. I ragazzi si sono mostrati molto attenti e sensibili, ci hanno fatto domande, hanno voluto capire cosa significhi vivere dopo un trapianto”.

L’evento si è svolto nell’ambito di un memorial dedicato a una giovane vittima di un incidente stradale, il cui gesto di donazione ha permesso ad altre persone di vivere: “La comunità di Montepulciano è stata splendida – racconta Carlo – il sindaco ci ha accolti in comune, ha ascoltato le nostre storie e si è persino commosso. È la dimostrazione di quanto la sensibilità verso il tema della donazione stia crescendo”.

La storia dell’ANED: radici sarde e un messaggio di speranza

Carlo ricorda anche le origini dell’ANED, un’associazione che ha profondi legami con la Sardegna: “L’ANED nasce nel 1972 grazie a Franca Pellini, volontaria dell’Ospedale San Carlo di Milano. Tutto cominciò con una bambina sarda di 9 anni che dovette lasciare la sua isola per curarsi al nord, perché in Sardegna allora la dialisi non si praticava. Quella bambina fu salvata grazie alla nuova terapia, ricevette un trapianto, divenne infermiera e madre. È la prova di come la donazione possa trasformare una tragedia in una nuova vita”.

Dire sì alla donazione: un piccolo gesto che salva vite

“Quando rinnoviamo la carta d’identità, ci viene chiesto se vogliamo essere donatori. Quel sì può cambiare il destino di tante persone”, sottolinea Cicalò. “Dire sì alla donazione significa regalare una seconda possibilità, permettere a qualcuno di tornare a vivere, a lavorare, a fare sport, a essere felice”.

Intervista a cura di Matteo Vercelli
Caffè Corretto del 06-11-2025

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