AMI Sardegna: cosa fa l’associazione e perché è fondamentale per la sicurezza
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Incidenti in Sardegna, l’AMI: “Troppi morti per distrazione e inesperienza”Giuseppe Valdes, Michele Vacca
In occasione della Giornata Mondiale delle Vittime della Strada, la Sardegna torna a riflettere sul tema della sicurezza stradale e sull’aumento degli incidenti che coinvolgono motociclisti, automobilisti e turisti. Ospite dell’approfondimento è Michele Vacca, referente regionale dell’AMI – Associazione Motociclisti Incolumi, realtà che da anni lavora per ridurre il numero di incidenti e la gravità delle lesioni sulle strade dell’isola.
Incidente in moto (Immagine simbolo)
AMI Sardegna: formazione, analisi degli incidenti e prevenzione delle lesioni
Michele Vacca spiega che l’AMI opera su due fronti: educazione degli utenti e miglioramento delle infrastrutture stradali. L’associazione non si limita alla prevenzione dell’incidente, ma studia anche le cause di lesione, cioè gli elementi che trasformano un’uscita di strada in un evento grave o mortale.
Un aspetto fondamentale del loro lavoro riguarda la raccolta dei dati: mentre le statistiche ufficiali considerano i decessi entro 30 giorni dall’incidente, l’AMI analizza anche i casi oltre questo limite, per offrire un quadro più realistico dell’impatto degli incidenti in Sardegna.
Perché gli incidenti aumentano: distrazione da smartphone e calo dell’attenzione
Secondo Vacca, dopo un periodo positivo fino al 2013 – con strade migliorate e infrastrutture più sicure – gli incidenti hanno ricominciato a crescere. Il motivo principale è la distrazione alla guida, in particolare l’uso dello smartphone, che coinvolge automobilisti e motociclisti e che “abbassa i livelli di attenzione”, come confermano diversi studi scientifici. La distrazione, sottolinea Vacca, è oggi più pericolosa dell’alta velocità: molti sinistri avvengono non perché non si riesce a frenare in tempo, ma perché il pericolo non viene proprio visto.
Turisti in moto in Sardegna: tanti incidenti per inesperienza e noleggi dell’ultimo minuto
La Sardegna è una meta amata dai motociclisti di tutto il mondo grazie alle sue strade panoramiche, al clima e al traffico ridotto. Tuttavia, proprio i motociclisti stranieri rappresentano una quota importante di incidenti gravi. Vacca chiarisce un dato sorprendente: molti turisti che arrivano da Germania, Austria o Francia non sono motociclisti esperti, non portano con sé la loro moto e noleggiano mezzi anche molto potenti direttamente in Sardegna. Questo li espone a rischi elevati.
Molti turisti in moto non conoscono il territorio né le sue insidie, non hanno sufficiente confidenza con il mezzo che guidano e spesso non indossano un abbigliamento tecnico adeguato. A questo si aggiunge la possibilità di imbattersi in comportamenti pericolosi, come animali sulla carreggiata o manovre improvvise da parte di altri utenti della strada. Tutti questi fattori contribuiscono a un aumento significativo degli incidenti, spesso particolarmente gravi.
Abbigliamento tecnico e città: i rischi sottovalutati da tanti motociclisti sardi
Il referente AMI ricorda che anche in città, a 50 km/h, una caduta può essere devastante: la velocità equivale a “cadere dal terzo piano”. Eppure d’estate è facile vedere motociclisti in ciabatte, costume da bagno o magliette leggere, con conseguenze pericolose sia in caso di caduta sia in caso di necessità di controllo del mezzo. Una semplice “zampata” a terra per mantenere l’equilibrio, con una ciabatta, può trasformarsi in un infortunio grave.
AMI Sardegna: criticità delle infrastrutture e ruolo dei guard rail
Michele Vacca richiama due tragedie recenti: un giovane di Selargius e uno di Tempio Pausania, che riportano l’attenzione sulla qualità delle infrastrutture. In particolare, il ponte del sinistro di Tempio presentava ringhiere arrugginite, non progettate per contenere un veicolo. Alcuni guard rail, osserva Vacca, vengono installati “solo per raggiungere obiettivi di spesa”, anche dove potrebbero essere più pericolosi che utili.
I guard rail sono infatti dispositivi che evitano l’uscita di strada, ma possono diventare pericolosi quando, all’esterno, non ci sono ostacoli rilevanti. In molti casi, sarebbe meno rischioso finire fuori strada che rimbalzare contro una barriera e invadere la corsia opposta.
Le strade della Sardegna sono sicure? Serve una gestione più uniforme
Secondo Michele Vacca, in Sardegna operano professionisti competenti – ingegneri e tecnici che lavorano con impegno nonostante le risorse limitate – ma la situazione rimane disomogenea. L’installazione dei guard rail salva motociclisti, ad esempio, procede a macchia di leopardo, mentre altri enti investono in interventi poco utili.
La priorità, conclude, è puntare su educazione, infrastrutture intelligenti, manutenzione costante e riduzione della distrazione, perché prevenire non significa solo evitare l’incidente, ma ridurre la gravità delle conseguenze.