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“Rage bait”: rischi e perplessità sulla parola dell’anno 2025 Francesca Figus, Beatrice Cristalli
La Oxford University ha scelto rage bait come parola del 2025, segnalando un fenomeno che influenza profondamente la comunicazione digitale. Beatrice Cristalli, linguista e consulente per Mondadori e Rizzoli Education, spiega che “Rage bait è un contenuto creato per attivare rabbia, frustrazione o indignazione morale, con l’obiettivo di ottenere reazioni rapide e impulsive”. Secondo la studiosa, non si tratta solo di una tendenza linguistica, ma di un modello emotivo che modifica il nostro comportamento online.

Cristalli chiarisce che il rage bait è una versione più aggressiva del clickbait, progettata per catturare l’attenzione e spingere verso risposte emotive immediate. La linguista sottolinea che “Le piattaforme amplificano contenuti polarizzanti perché la rabbia restringe i processi cognitivi e riduce la capacità di analisi”. La scelta di questa parola dimostra come le emozioni siano ormai parte di un sistema che orienta le interazioni digitali quotidiane.

La parola dell’anno segue il solco di brain rot, scelta nel 2024, che indicava un deterioramento cognitivo causato dal consumo compulsivo di contenuti. Cristalli ricorda che “Anche brain rot descriveva un uso delle piattaforme che ci priva di energia e concentrazione, rendendoci più vulnerabili alla manipolazione emotiva”. Il nuovo termine conferma una crescente attenzione verso le dinamiche che regolano la nostra vita online.
La linguista evidenzia come lo scroll infinito e l’uso dell’intelligenza artificiale stiano potenziando questo fenomeno. Afferma infatti che “Lo scroll è stato progettato per impedirci di interrompere la navigazione e l’intelligenza artificiale amplifica la produzione di contenuti costruiti per provocarci emotivamente”. Il rage bait diventa così un meccanismo sempre più sofisticato per generare traffico, reazioni e polarizzazione sociale.
Cristalli invita a sviluppare maggiore consapevolezza nella fruizione digitale, imparando a distinguere contenuti informativi da contenuti manipolatori. Ribadisce che “Serve attenzione nel selezionare ciò che guardiamo, evitando di reagire impulsivamente, perché le piattaforme cercano il nostro commento emotivo”. La parola dell’anno non è quindi un semplice termine nuovo, ma un monito a recuperare pensiero critico e calma nella comunicazione online.
Intervista a cura di Francesca Figus
Caffè Corretto del 04-12-2025
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