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Perché anche i più scettici leggono l’oroscopo? Ecco il motivo Francesca Figus, Francesca Chialà
Anche nelle società più razionali e tecnologiche, l’oroscopo resta un rituale quotidiano capace di coinvolgere milioni di persone, comprese quelle che si dichiarano scettiche. “Più la società è complessa, più le persone cercano orientamento, e l’oroscopo quotidiano offre una linea guida semplice in un mondo difficile da comprendere”, spiega Francesca Chialà, sociologa e fondatrice del Movimento delle Sette Arti.

Nelle società occidentali secolarizzate, l’oroscopo risponde a un bisogno simbolico profondo, sostituendo parzialmente le religioni tradizionali nella ricerca di significato quotidiano. “Quel bisogno di senso e di sacro, che prima trovava risposta nella religione, oggi viene spesso proiettato nell’oroscopo e nei segni zodiacali”, afferma Chialà.
In un’epoca di identità fluide, definite dal sociologo Bauman come “liquide”, i segni zodiacali offrono etichette stabili e facilmente riconoscibili. “Dire io sono Cancro o Scorpione ci dà un’identità forte, proprio mentre mancano punti di riferimento identitari solidi”, sottolinea Francesca Chialà.
L’interesse per l’astrologia in una società tecnocratica rappresenta un paradosso sociologico legato alla scarsa alfabetizzazione scientifica diffusa. “Essere colti non significa avere strumenti scientifici per distinguere ciò che è fondato da ciò che non lo è”, osserva Chialà, ricordando le fake news durante il Covid.
Secondo Chialà, i media hanno semplificato eccessivamente una disciplina antica, trasformandola in previsioni generalizzate prive di profondità. “Gli oroscopi pretendono di prevedere il futuro, mentre l’astrologia psicologica analizza l’unicità della persona attraverso il tema natale”, chiarisce l’esperta.
L’astrologia, intesa come strumento simbolico e psicologico, è stata utilizzata anche da Carl Gustav Jung nella comprensione della personalità. “Jung usava l’astrologia come chiave di lettura simbolica, e per questo la definisco astrologia psicologica junghiana”, conclude Francesca Chialà.
Intervista a cura di Francesca Figus
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