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Spreco alimentare in Sardegna: consumi più consapevoli, ma livelli ancora alti Andrea Sechi, Luca Falascioni
La lotta agli sprechi alimentari è oggi uno dei temi più sentiti a livello sociale, ambientale ed economico. In occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, i dati del nuovo rapporto semestrale dell’Osservatorio Waste Watcher offrono segnali incoraggianti. A illustrarli è Luca Falasconi, docente di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari all’Università di Bologna, tra i principali esperti italiani sul tema.

Secondo l’ultimo monitoraggio, lo spreco alimentare percepito dai consumatori è diminuito di circa il 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato importante, ma per il professor Falasconi il segnale più rilevante è un altro: la crescita della consapevolezza. Il cambiamento culturale nel rapporto con il cibo rappresenta infatti la base per una riduzione più stabile e duratura degli sprechi, andando oltre il semplice dato quantitativo.
Anche la Sardegna mostra segnali positivi, con una riduzione dello spreco rispetto alla rilevazione precedente. Tuttavia, l’Isola spreca ancora circa il 10% in più rispetto alla media nazionale. Un dato che indica un miglioramento, ma anche la necessità di rafforzare ulteriormente comportamenti virtuosi, soprattutto sul fronte dell’organizzazione domestica e della conservazione degli alimenti.
L’indagine ha analizzato quattro generazioni: Gen Z, Millennials, Generazione X e Boomers. I risultati mostrano che gli over 60 sono quelli che sprecano meno, grazie a un’educazione culturale che attribuisce grande valore al cibo. Tuttavia, tendono spesso a sottostimare lo spreco reale. I giovani, invece, pur sprecando di più in termini quantitativi, dimostrano una crescente sensibilità, segnale fondamentale per il futuro.
Un indicatore chiave del cambiamento culturale riguarda il consumo fuori casa. Solo l’8% degli intervistati dichiara di provare imbarazzo nel portare a casa il cibo avanzato dal ristorante, un dato in costante calo. La doggy bag non è più un tabù, ma uno strumento concreto di contrasto allo spreco e di educazione al valore del cibo.
Dal punto di vista economico, la riduzione degli sprechi porta a un risparmio medio annuo di circa 100 euro a persona. Una cifra non elevatissima, ma significativa se sommata ai benefici ambientali. Gettare cibo significa infatti sprecare anche acqua, energia, suolo e risorse impiegate nella produzione, oltre a generare un impatto negativo legato allo smaltimento dei rifiuti.
Sul fronte normativo, l’Unione Europea ha recentemente rivisto al ribasso i propri obiettivi, puntando a una riduzione del 30% dello spreco alimentare entro il 2030 rispetto ai livelli del 2015. L’Italia, però, mantiene l’obiettivo più ambizioso del 50%, con ancora tre anni di tempo per raggiungerlo. Un traguardo complesso, ma possibile grazie a politiche, educazione e responsabilità individuale.
Nel confronto con gli altri Paesi europei, l’Italia si colloca in linea o leggermente avanti, anche grazie alla tradizione alimentare e culinaria che valorizza stagionalità, qualità e rispetto del cibo. Questa cultura favorisce una maggiore attenzione agli alimenti e contribuisce a ridurre gli sprechi, soprattutto rispetto a Paesi più dipendenti dall’importazione continua di prodotti freschi.
I dati storici mostrano che lo spreco alimentare aumenta in estate. Il motivo principale è legato al maggiore consumo di frutta e verdura, prodotti freschi e facilmente deperibili, che con il caldo diventano più difficili da conservare correttamente. In inverno, invece, le condizioni climatiche e le abitudini alimentari contribuiscono a una riduzione degli sprechi domestici.
Ridurre gli sprechi alimentari non è solo una questione economica o ecologica, ma anche sociale. Come sottolinea Luca Falasconi, una maggiore attenzione al cibo può favorire una distribuzione più equa delle risorse, contribuendo – anche indirettamente – a contrastare le disuguaglianze alimentari. Un impegno quotidiano che parte dalle scelte individuali e arriva a generare un impatto collettivo.
Intervista a cura di Andrea Sechi
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