A cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
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Carburante sempre più caro: il prezzo del gasolio supera i 2,2 euro al litro Giulio Zasso, Michele Ruffi
Il prezzo del carburante in Italia continua a crescere e in molti distributori il gasolio ha ormai superato anche i 2,2 euro al litro. I rincari sono legati in gran parte alle tensioni internazionali e al clima di incertezza provocato dalla guerra, che sta spingendo al rialzo le quotazioni del petrolio sui mercati energetici.

Allo stesso tempo cresce l’allarme per possibili fenomeni di speculazione lungo la filiera dei carburanti. Diverse associazioni dei consumatori sottolineano infatti che parte degli aumenti registrati in questi giorni non sarebbe giustificata dai reali costi del carburante attualmente in distribuzione, che deriva da petrolio acquistato e raffinato a prezzi più bassi nelle settimane precedenti. Il risultato è un mercato molto instabile, con forti oscillazioni dei prezzi tra un distributore e l’altro e con il diesel che ha registrato aumenti molto più marcati rispetto alla benzina.
Uno degli elementi che ha accentuato la crescita dei prezzi riguarda lo spostamento delle accise sul diesel, che negli ultimi mesi ha contribuito ad aumentare il costo del gasolio rispetto alla benzina. Per questo motivo oggi la differenza tra i due carburanti è diventata sempre più evidente, con il diesel che in molti casi ha superato i livelli della benzina, arrivando appunto oltre i 2 euro al litro e in alcuni casi fino a 2,2 euro. Per limitare gli effetti dei rincari, il governo sta valutando l’introduzione di un sistema di “accise mobili”, un meccanismo che consentirebbe di ridurre temporaneamente la pressione fiscale quando il prezzo del petrolio supera determinate soglie.
Gli automobilisti stanno notando forti differenze di prezzo anche all’interno della stessa città o della stessa area geografica. In alcuni distributori il gasolio si trova ancora intorno a 1,80 euro al litro, mentre in altri supera i 2 euro o addirittura i 2,2 euro. Questo divario evidenzia la grande flessibilità con cui le compagnie petrolifere e i gestori stanno aggiornando i listini, adattandosi rapidamente alle variazioni del mercato. Secondo diversi osservatori, proprio questa variabilità è uno dei segnali che alimentano i sospetti di speculazione sui prezzi.
I mercati energetici stanno reagendo con grande nervosismo alla situazione internazionale. Il prezzo del petrolio è aumentato di circa il 30% nell’ultima settimana, spinto dal timore che il conflitto possa prolungarsi e creare problemi nelle forniture verso l’Occidente. Tuttavia il carburante attualmente venduto nei distributori non deriva ancora dal petrolio acquistato ai nuovi prezzi più alti, ma da scorte comprate in precedenza. Proprio per questo motivo molti esperti ritengono che gli aumenti registrati in questi giorni non siano del tutto giustificati dal mercato.
L’aumento del prezzo del carburante potrebbe avere ripercussioni su diversi settori dell’economia, in particolare sui trasporti. Uno dei rischi riguarda il trasporto aereo, dove il carburante rappresenta una delle principali voci di costo. Nel lungo periodo gli aumenti potrebbero tradursi in biglietti più cari, soprattutto per le compagnie low cost. Nel caso dei collegamenti tra Sardegna e penisola, il sistema della continuità territoriale garantisce comunque una certa stabilità delle tariffe verso Roma e Milano, perché i prezzi vengono aggiornati periodicamente e non seguono immediatamente le oscillazioni del mercato.
Il tema dei rincari arriva in un momento delicato per il turismo, con l’avvio della stagione estiva dei voli e delle prenotazioni per l’estate. Se i costi dei trasporti dovessero continuare a salire, anche il prezzo dei viaggi potrebbe aumentare, con possibili effetti sulla domanda turistica. Allo stesso tempo, però, le tensioni geopolitiche potrebbero modificare i flussi di viaggio e spingere molti turisti a scegliere mete considerate più sicure nel Mediterraneo. In Sardegna, come negli anni precedenti, la maggior parte delle prenotazioni continua a concentrarsi nei mesi centrali dell’estate, soprattutto luglio e agosto, con soggiorni sempre più brevi e programmati con poco anticipo.
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