Dopo mesi di stallo, la proposta di legge sui poligoni militari in Sardegna ha ripreso il suo percorso alla Camera, avanzando in Commissione Difesa. Il testo, presentato nel maggio 2024, ha registrato un’accelerazione negli ultimi mesi, segnale di una chiara volontà politica di arrivare rapidamente all’approvazione. La norma punta a ridefinire le competenze in materia ambientale nelle aree militari, sottraendo alla Regione ogni potere decisionale e attribuendo allo Stato il controllo esclusivo. La ripresa dei lavori è avvenuta senza un preavviso condiviso, suscitando polemiche tra le opposizioni. Enrico Fresu, coordinatore del sito UnioneSarda.it, è intervenuto in studio per analizzare la notizia.

Il cuore della proposta stabilisce un principio netto: le esigenze della Difesa e della sicurezza nazionale prevalgono sulle normative ambientali regionali. In pratica, le leggi locali continueranno ad applicarsi solo se compatibili con le attività militari. Inoltre, il provvedimento introduce un’ulteriore novità rilevante: l’assimilazione delle aree addestrative ai siti industriali dismessi, con conseguente modifica dei parametri sui livelli di contaminazione. Questo potrebbe comportare un innalzamento delle soglie considerate accettabili per l’inquinamento, con potenziali ricadute sull’ambiente e sulla salute nei territori interessati.
Il ritorno in Commissione ha acceso il confronto politico. Alcuni parlamentari hanno criticato la modalità con cui è stata riattivata la discussione, chiedendo maggiore trasparenza e un ciclo approfondito di audizioni. La maggioranza, invece, spinge per una rapida approvazione, sottolineando l’urgenza di garantire piena operatività alle attività militari. Il compromesso raggiunto prevede audizioni delle parti interessate, ma con tempi ridotti. La legge, dunque, prosegue il suo iter “sotto traccia” ma a ritmo sostenuto, destinata a incidere profondamente sul rapporto tra tutela ambientale e strategia militare in Sardegna.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
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