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Vino, cambia il modo di bere: in Sardegna cresce la cultura della qualità Giuseppe Valdes
Il mondo del vino sta vivendo una trasformazione profonda. Se negli anni Settanta il consumo medio in Italia superava i 70 litri procapite annui, oggi il dato del 2024 si ferma a circa 26 litri procapite. Un cambiamento che racconta una nuova cultura del vino, sempre più orientata verso la qualità, la consapevolezza e l’esperienza.

A fare il punto della situazione è stato Mariano Murru, presidente di Assoenologi, che ha confermato il trend di calo generalizzato dei consumi a livello internazionale. Secondo Murru, le cause sono diverse e comprendono fattori geopolitici, l’aumento dei costi nella ristorazione e una crescente attenzione salutistica che ha modificato il rapporto con il vino.
Emerge una tendenza molto chiara: oggi il consumatore preferisce bere meno ma bere meglio. Cresce l’interesse verso bottiglie di qualità superiore, vini identitari e produzioni legate al territorio. Questo rappresenta un’opportunità importante soprattutto per regioni come la Sardegna, che negli ultimi vent’anni ha compiuto enormi passi avanti dal punto di vista qualitativo.
Secondo Mariano Murru, la Sardegna si è ritagliata uno spazio sempre più importante nel panorama vitivinicolo italiano e internazionale. Pur rappresentando meno dell’1% della produzione nazionale, i vini sardi ottengono oggi riconoscimenti prestigiosi nelle principali guide del settore, nei concorsi internazionali e sulla stampa specializzata.
Per il presidente di Assoenologi, la forza della Sardegna risiede soprattutto nella sua biodiversità, nella naturalità dei territori e nell’identità unica delle produzioni locali. Murru ha sottolineato come il vino debba essere sempre più collegato alle altre eccellenze dell’Isola, dal turismo all’enogastronomia, fino ai paesaggi e alle tradizioni culturali.
Uno dei principali obiettivi per il futuro sarà quello di migliorare ulteriormente la comunicazione del vino sardo, valorizzando il legame tra prodotto, territorio e autenticità. La Sardegna può giocare un ruolo strategico nel nuovo mercato del vino grazie alla propria immagine legata alla sostenibilità, alla qualità e alla forte identità territoriale.
Negli ultimi anni sono cambiate profondamente anche le abitudini di consumo. Il vino non viene più consumato quotidianamente come accadeva in passato, ma diventa sempre più protagonista di momenti sociali, degustazioni e aperitivi. Secondo Mariano Murru, cresce soprattutto il consumo nei locali e aumenta l’interesse dei giovani verso il vino vissuto come esperienza culturale e sensoriale.
Per coinvolgere le nuove generazioni, Assoenologi ha sviluppato progetti insieme a Sardegna Ricerche, Università di Cagliari e IED, con particolare attenzione alla comunicazione del Cannonau e all’educazione al consumo responsabile. L’obiettivo è quello di avvicinare i giovani al vino attraverso la conoscenza diretta dei vigneti, delle cantine e delle persone che lavorano nel settore.
Secondo Murru, spiegare il vino significa insegnare non semplicemente a bere, ma a degustare consapevolmente, comprendendo la qualità del prodotto e il valore culturale che rappresenta. Grande attenzione viene riservata anche alla sostenibilità e ai nuovi segmenti di mercato come il vino biologico e i vini prodotti con minori interventi chimici.
Il presidente di Assoenologi ha spiegato che oggi tutte le aziende stanno lavorando per ridurre l’impatto ambientale sia in vigna sia in cantina, con una crescente attenzione verso il rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore. Secondo Murru, il futuro del settore passa attraverso tre concetti chiave: qualità, sostenibilità e consumo responsabile.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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