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Radiolina Grande più di un'isola
micMassimiliano Rais, Gaetano Crivarotoday18 Maggio 2026 8
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“Cosa rimane quando il mare si muove”: il film di Gaetano Crivaro premiato al Bellaria Film Festival Manuel Cozzolino
Il docufilm “Cosa rimane quando il mare si muove” di Gaetano Crivaro ha ottenuto il premio per la migliore innovazione cinematografica alla 44ª edizione del Bellaria Film Festival. Il riconoscimento arriva prima dell’uscita nelle sale e rappresenta un importante trampolino per il progetto cinematografico dedicato alla Sardegna e alla fragilità delle sue coste. “Abbiamo concluso il film a metà aprile e dopo appena venti giorni è arrivato questo premio in un festival prestigioso come Bellaria”, ha dichiarato Gaetano Crivaro. Il regista ha spiegato di essere particolarmente legato al festival, storicamente vicino al cinema indipendente italiano e diretto per anni da Enrico Ghezzi, figura centrale nella sua formazione artistica.

Il film si apre con la conclusione dell’estate e con il progressivo svuotamento delle spiagge sarde dopo l’arrivo di migliaia di visitatori. Crivaro utilizza questo passaggio stagionale per riflettere sulle conseguenze ambientali e sociali del turismo contemporaneo. “Il film inizia dalla fine della stagione balneare perché è il momento in cui chi vive l’isola fa i conti anche con i danni lasciati dal turismo”, ha spiegato il regista. L’autore non punta il dito contro i visitatori, ma invita a sviluppare maggiore consapevolezza verso territori estremamente delicati e vulnerabili.
Nel docufilm la spiaggia assume un ruolo simbolico e narrativo centrale, rappresentando il luogo d’incontro tra il mare e la terra, ma anche tra uomo e natura. Accanto a questo spazio si muovono persone impegnate quotidianamente nella tutela ambientale. “Il film è soprattutto un invito alla cura, perché i protagonisti compiono piccoli gesti concreti per proteggere il territorio in cui vivono”, ha affermato Crivaro. Tra gli esempi raccontati emerge il lavoro dell’associazione impegnata nel recupero della sabbia sequestrata negli aeroporti, fenomeno che ogni anno provoca la sottrazione di tonnellate di materiale dalle spiagge sarde.
Le riprese sono state realizzate prevalentemente tra Cagliari e il Sud Sardegna, ma il docufilm attraversa simbolicamente l’intera isola per raccontarne la varietà paesaggistica e culturale. Nel film compaiono località come Alghero, Orosei, Muravera, Costa Rei e il Sulcis. “L’idea era raccontare il mare e il turismo di tutta la Sardegna senza limitarsi a un unico luogo specifico”, ha sottolineato il regista. Secondo Crivaro, l’uniformità del turismo moderno rischia di cancellare l’identità autentica di territori profondamente diversi tra loro.
Il docufilm intreccia immagini poetiche e contributi scientifici grazie alla partecipazione di studiosi e associazioni impegnate nella salvaguardia del territorio. Tra questi figura il geologo marino Sandro Demuro dell’Università di Cagliari. “Il film non vuole condannare nessuno, ma mettere in guardia sulla fragilità di un ambiente che sostiene economia e comunità locali”, ha dichiarato Crivaro. Nel progetto trovano spazio anche il lavoro dell’Orto Botanico di Cagliari e della Banca del Germoplasma, impegnati nella conservazione dei semi dunali fondamentali per la protezione delle spiagge.
Il docufilm affronta anche temi di stretta attualità, come le recenti polemiche sulla presenza della Posidonia lungo il litorale del Poetto di Cagliari. Crivaro ha voluto chiarire il ruolo essenziale di questa pianta marina nell’equilibrio costiero. “La Posidonia non è un’alga, ma una pianta fondamentale per proteggere le dune e contrastare l’erosione costiera”, ha precisato il regista. Secondo l’autore, la rimozione della Posidonia comporta anche la perdita di sabbia e accelera il deterioramento naturale delle spiagge.
Il premio ricevuto al Bellaria Film Festival è legato anche alla sperimentazione visiva adottata da Crivaro nel corso del docufilm. L’opera combina immagini d’archivio, pellicole in 16 millimetri, video digitali, webcam meteorologiche e materiali scientifici. “Il film utilizza immagini molto diverse tra loro per smontare una rappresentazione turistica uniforme e artificiale della Sardegna”, ha spiegato il regista. Il risultato è un racconto stratificato che riflette sulla costruzione dell’immagine turistica e sul rapporto tra memoria, paesaggio e comunicazione contemporanea.
Durante l’intervista, Gaetano Crivaro ha parlato anche del percorso di “Nella colonia penale”, progetto collettivo realizzato insieme ad Alberto Diana, Ferruccio Goia e Silvia Perra. Il film continua a ottenere riconoscimenti nei festival italiani e internazionali. “Abbiamo vinto a Locarno, Trieste e Parigi, e il film continua ancora il suo viaggio nelle sale italiane”, ha raccontato Crivaro. Tra le prossime tappe figura anche una proiezione al Cinema Moderno di Sassari, confermando il momento positivo attraversato dal regista e dal cinema documentario sardo contemporaneo.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
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