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Interviste

Ep. 20 – Miles Davis tra metamorfosi e rivoluzione: John Vignola racconta il genio che ha cambiato il jazz

micFrancesca Figus, Francesco Abate e John Vignolatoday21 Maggio 2026 9

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Miles Davis libro Esercizi di metamorfosi: il racconto delle molte vite musicali del trombettista

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    Ep. 20 – Miles Davis tra metamorfosi e rivoluzione: John Vignola racconta il genio che ha cambiato il jazz Fabio Leoni

Nel nuovo appuntamentoi di  Unione Cult, Francesca Figus e Francesco Abate hanno ospitato John Vignola in una puntata dedicata a Miles Davis. Al centro del confronto il suo libro ‘Esercizi di metamorfosi. Le molte vite musicali di Miles Davis’, pubblicato da Rai Libri, e l’eredità artistica del trombettista americano. Durante la conversazione Vignola ha raccontato la trasformazione continua di Miles Davis, tra bebop, innovazione e una visione musicale basata sulla sottrazione e sul silenzio espressivo. Il dialogo ha unito memoria personale e analisi storica, con riferimenti ai grandi musicisti jazz e ai cambiamenti culturali del Novecento.

Miles Davis (foto wikipedia)

Il carisma inquieto di miles davis

John Vignola ha descritto Miles Davis come una figura carismatica e inquietante, capace di incutere timore a musicisti e giornalisti. Il trombettista, segnato da un fisico emaciato e da una voce roca dopo un intervento alle corde vocali, esercitava un controllo assoluto sulla scena musicale. Secondo Vignola, la sua voce quasi sibilante e il suo atteggiamento severo contribuivano a creare un’aura di rispetto e tensione permanente. Questo approccio trasformava ogni esibizione in un’esperienza concentrata, dove la musica prevaleva su qualsiasi elemento scenico o spettacolare tradizionale del jazz moderno.

Le metamorfosi musicali di miles davis

John Vignola racconta il libro come un viaggio nelle molte trasformazioni di Miles Davis, capace di reinventarsi radicalmente ogni decennio. Il musicista si avvicina al bebop e studia alla Juilliard di New York, suonando con Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Il suo stile si basa sulla sottrazione, sulla ricerca della nota essenziale e sull’importanza dello spazio tra le note nella costruzione del linguaggio jazz. Questo approccio teorico e pratico gli consente di cambiare più volte linguaggio musicale, influenzando profondamente la cultura del jazz del Novecento.

Il contesto sociale e culturale del jazz

Vignola spiega che il libro evita il gossip biografico per concentrarsi sulla dimensione musicale e sulle trasformazioni del mercato discografico. Negli anni Quaranta il jazz era il rock and roll dell’epoca, mentre nel decennio successivo diventa un fenomeno sempre più di nicchia. Nonostante questi cambiamenti, Miles Davis rimane sempre una figura centrale e innovativa nel panorama musicale internazionale del jazz e oltre il jazz contemporaneo. Il libro modula la narrazione attraverso i cambiamenti discografici e sociali, offrendo una lettura ampia della storia musicale del Novecento.

Il ricordo dei concerti e l’esperienza diretta

John Vignola racconta di aver visto Miles Davis dal vivo a Umbria Jazz nel 1987, poco prima degli ultimi anni della sua carriera. In quella fase finale Miles Davis reinterpretava brani pop come Michael Jackson e Cyndi Lauper, suscitando critiche ma anche grande interesse. Anche il concerto di Cagliari del 1988, ricordato da Francesco Abate, mostrò un artista concentrato sulla musica più che sulla performance scenica. Nonostante desse le spalle al pubblico, la sua esibizione restava intensa e profondamente musicale, confermando la sua assoluta dedizione al suono.

L’eredità di miles davis nella musica contemporanea

Francesca Figus e Francesco Abate hanno sottolineato l’eredità di Miles Davis attraverso nuove generazioni di musicisti jazz contemporanei e internazionali. Il trombettista Paolo Fresu è stato indicato come uno dei principali eredi spirituali di Miles Davis nella scena jazz europea. Nel libro compaiono anche le testimonianze dei trombettisti Fabrizio Bosso ed Enrico Rava, che raccontano la loro devozione a Miles Davis. La puntata si chiude con il riconoscimento di Miles Davis come prima grande rockstar della musica, simbolo di innovazione, silenzio creativo e libertà artistica.

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