play_arrow
Alessia Mureddu torna a Macomer: il racconto della missione in Sierra Leone Cristian Asara
Dopo un’assenza di tre mesi e mezzo, Alessia Mureddu ha fatto ritorno a Macomer. La partenza, avvenuta lo scorso febbraio, era coincisa con il periodo precedente alla consegna del premio “Nino Carrus”. Quello affrontato dalla giovane missionaria è stato un percorso di crescita umana e spirituale, caratterizzato dall’incontro con una cultura e una realtà profondamente distanti da quelle sarde.

Una volta giunta a Kabala, ospite della comunità dei saveriani, Alessia ha potuto toccare con mano le disparità esistenti nel mondo. In un contesto dove l’accesso alle opportunità quotidiane è limitato, la giovane ha svolto il ruolo di insegnante d’arte in una scuola elementare. La sua attività, tuttavia, è andata oltre la didattica: attraverso il gioco e la quotidianità, ha costruito legami profondi con i bambini e i giovani del quartiere, tessendo rapporti di amicizia basati sulla condivisione.
La routine in Sierra Leone era scandita da ritmi regolari e dalla collaborazione costante. Insieme a Cristina, una ragazza milanese che si occupava dell’insegnamento dell’inglese, Alessia ha condiviso le giornate nella casa dei padri saveriani. Dalla sveglia alle 6:30 al canto nel coro, fino alle visite nei villaggi limitrofi e alle rare gite verso la costa, l’esperienza è stata un susseguirsi di nuove scoperte.
L’avventura africana ha lasciato ad Alessia una traccia indelebile, fatta soprattutto di persone. Emmanuel, Joshua e gli altri ragazzi incontrati durante il soggiorno restano parte integrante della sua vita, tanto che i contatti telefonici si mantengono costanti anche dopo il rientro. Il desiderio di tornare a visitare quegli amici e di vedere gli sviluppi futuri della comunità rimane vivo, testimoniando il valore di una scelta che ha arricchito il suo bagaglio personale.
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina