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Affido familiare in Italia, cresce il divario tra minori in comunità e accoglienza in famiglia Fabio Leoni
In Italia l’affido familiare rappresenta uno strumento di tutela ancora poco conosciuto, nonostante riguardi migliaia di minori in difficoltà. Il suo obiettivo è offrire un sostegno temporaneo a bambini che vivono situazioni familiari fragili e complesse. Come spiega la psicologa Silvia Caredda, “l’affido familiare nasce per essere una misura temporanea con cui si può andare a supportare un minore che vive un momento di fatica nel proprio nucleo familiare d’origine”. Il sistema dei servizi sociali valuta ogni caso per garantire protezione e continuità educativa, anche in Sardegna.

La distinzione tra affido familiare e adozione è centrale per comprendere correttamente i percorsi di accoglienza dei minori. L’affido è temporaneo e non interrompe i legami con la famiglia d’origine, mentre l’adozione è definitiva e giuridicamente piena. Secondo Caredda, “un minore viene dichiarato adottabile quando i propri genitori sono stati ormai visti come totalmente inadeguati”. In questi casi si attiva un percorso stabile e definitivo che garantisce al bambino una nuova famiglia, con diritti pieni e riconoscimento legale identico a quello di un figlio biologico.
In alcuni casi il percorso di affido può evolvere nel tempo verso soluzioni diverse, a seconda dell’evoluzione della situazione familiare del minore. Le valutazioni vengono effettuate dai servizi sociali e dal Tribunale per i Minorenni in base al benessere del bambino. Come sottolinea Silvia Caredda, “Un ‘no’ ostativo non c’è”, perché ogni situazione viene analizzata in modo dinamico e individuale. Il legame costruito tra minore e famiglia affidataria può diventare decisivo, soprattutto quando serve garantire stabilità affettiva e continuità educativa nel lungo periodo.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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