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Interviste

Chi sono i “lavoratori fantasma”? La denuncia della Uil

micStefano Birocchi, Fulvia Murru today3 Agosto 2026 32 10

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Lavoratori fantasma in Sardegna, la Uil denuncia l’emergenza della precarietà

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    Chi sono i “lavoratori fantasma”? La denuncia della Uil Manuel Cozzolino

La Uil Sardegna lancia l’allarme sui lavoratori fantasma, una definizione utilizzata per descrivere migliaia di persone occupate senza alcuna certezza sul proprio futuro lavorativo. La segretaria generale Fulvia Murru, intervenuta ai microfoni di Radiolina, ha evidenziato come il fenomeno rappresenti una delle principali emergenze sociali dell’isola. “Abbiamo chiamato lavoratori fantasma quelle persone che lavorano ogni giorno, ma non possono dire davvero di avere un’occupazione stabile perché vivono nell’incertezza continua.”

Cameriera (Immagine rappresentativa)

Chi sono i lavoratori fantasma

Secondo la Uil Sardegna, i lavoratori fantasma comprendono addetti del turismo, dell’agricoltura, della sanità, dell’edilizia, dei call center, del commercio e dell’industria che alternano periodi di lavoro, cassa integrazione e contratti temporanei. “Sono persone che mandano avanti ospedali, scuole, aziende, alberghi, campagne agricole e servizi pubblici, ma tornano a casa senza sapere se il mese successivo lavoreranno ancora.”

I dati Inps confermano la crescita del lavoro precario

La Uil Sardegna richiama i dati Inps relativi al primo trimestre del 2026, secondo i quali quasi l’80% delle nuove assunzioni nel settore privato riguarda contratti diversi dal tempo indeterminato. “Non lo diciamo noi, lo dicono i dati: crescono i contratti stagionali, quelli in somministrazione e quelli intermittenti, mentre diminuiscono le trasformazioni in rapporti stabili.”

Le proposte della Uil per il lavoro stabile

Per contrastare il fenomeno dei lavoratori fantasma, la Uil propone un piano regionale finalizzato alla stabilizzazione dei lavoratori impegnati da anni in attività permanenti. “Abbiamo chiesto un grande piano regionale per la stabilizzazione del lavoro perché chi svolge attività permanenti non può continuare a vivere di proroghe e contratti temporanei.” Tra le richieste figurano incentivi alle imprese che assumono stabilmente, investono nella formazione, garantiscono salari adeguati e applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Più sicurezza e salari adeguati

Secondo la segretaria generale della Uil Sardegna, il lavoro non può essere considerato dignitoso senza stabilità, sicurezza e una retribuzione sufficiente per vivere serenamente. “Per noi il lavoro significa stabilità, giusto salario, sicurezza, diritti e dignità. Nessuno deve rischiare la vita per portare a casa uno stipendio.” Il sindacato ritiene inoltre necessario collegare gli incentivi pubblici al rispetto della qualità del lavoro offerto dalle imprese.

Il monitoraggio dei lavoratori precari

Tra le richieste avanzate alla politica regionale figura anche l’istituzione di un monitoraggio trimestrale del lavoro precario in Sardegna, suddiviso per settore produttivo. “Abbiamo chiesto un censimento trimestrale dei lavoratori precari, dei contratti part-time e del part-time involontario, perché oggi manca una fotografia reale del fenomeno.” L’obiettivo è consentire interventi mirati e valutare l’efficacia delle politiche occupazionali attraverso dati costantemente aggiornati.

Precarietà e spopolamento, un legame sempre più evidente

La Uil Sardegna evidenzia come precarietà lavorativa e spopolamento siano fenomeni strettamente collegati, soprattutto per quanto riguarda la permanenza dei giovani nell’isola. “Se continuiamo a offrire ai giovani soltanto contratti brevi, stagionali e part-time involontari, non possiamo sorprenderci se decidono di lasciare la Sardegna.” Secondo il sindacato, senza occupazione stabile diventa impossibile costruire un progetto di vita e contribuire allo sviluppo del territorio.

Investire sui giovani per fermare la fuga

Per la Uil Sardegna, il rilancio del mercato del lavoro passa anche attraverso un cambiamento culturale che valorizzi realmente le nuove generazioni. “L’esperienza non può diventare una scusa per pagare poco i giovani o rinnovare contratti all’infinito. Un giovane non deve essere sfruttato perché è giovane, ma valorizzato.” Il sindacato propone di sostenere le aziende che investono nella formazione, assumono stabilmente e garantiscono retribuzioni adeguate.

L’appello alla politica regionale

La Uil conclude chiedendo alla politica regionale una strategia di lungo periodo capace di affrontare strutturalmente il problema della precarietà e restituire fiducia ai lavoratori. “La Sardegna che vogliamo deve essere fondata sul lavoro stabile e non sulla precarietà. Ai giovani dobbiamo offrire un salario giusto, certezze e la possibilità di costruire qui il proprio futuro.”

Intervista a cura di Stefano Birocchi

La Strambata del 03-08-2026

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