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Perché la vendemmia si anticipa ogni anno? L’enologo risponde Manuel Cozzolino
La vendemmia anticipata in Sardegna rappresenta ormai una nuova normalità, conseguenza delle temperature elevate che stanno modificando profondamente il ciclo vegetativo della vite. “Ormai siamo alla quarta ondata di caldo e la costanza delle alte temperature sta portando squilibri sia sull’epoca vendemmiale sia sulla qualità delle nostre uve”, sottolinea Andrea Pala, enologo.

Le aree interne dell’isola e molte zone meridionali stanno affrontando condizioni climatiche particolarmente difficili, mentre anche il nord della Sardegna registra picchi di calore sempre più frequenti. “Non è il singolo vitigno a soffrire maggiormente, ma è la pianta che entra in sofferenza e richiede una gestione molto attenta“, spiega Andrea Pala.
Le alte temperature accelerano la concentrazione degli zuccheri senza consentire il completo sviluppo delle componenti aromatiche e fenoliche indispensabili per ottenere vini equilibrati e longevi. “Il rischio è non raggiungere la maturità fenolica e perdere freschezza sia olfattiva sia gustativa”, evidenzia l’enologo.
Quando le temperature superano stabilmente i 35 o 40 gradi, gli acini possono disidratarsi rapidamente oppure la pianta può interrompere temporaneamente le proprie attività metaboliche. “L’aumento degli zuccheri non corrisponde a una maturazione normale e la qualità finale può risultare inferiore”, precisa Andrea Pala.
Le aziende vitivinicole stanno adottando nuove strategie per limitare gli effetti del caldo, privilegiando raccolte notturne e sistemi di raffreddamento immediato delle uve appena vendemmiate. “La vendemmia notturna non è scenografica, ma una scelta tecnica che tutela qualità delle uve e condizioni di lavoro”, afferma Pala.
L’utilizzo del freddo direttamente in vigneto permette di abbassare rapidamente la temperatura dell’uva, preservandone le caratteristiche qualitative fino all’arrivo in cantina. “Stiamo investendo molto sulle celle frigorifere perché le uve troppo calde rischiano di avviare fermentazioni non desiderate”, spiega l’enologo.
La Sardegna può contare su un patrimonio viticolo che dimostra una naturale capacità di adattamento alle alte temperature e alla scarsità d’acqua. “Abbiamo la fortuna di coltivare vitigni che si adattano molto bene a queste condizioni climatiche”, osserva Andrea Pala.
Tra le varietà più resilienti emergono Canonau, Carignano, Vermentino e Nuragus, capaci di gestire meglio le risorse idriche e affrontare lunghi periodi di caldo intenso. “Il Canonau gestisce le risorse idriche meglio di molti altri vitigni e questo rappresenta un vantaggio importante”, sottolinea Pala. Accanto alle varietà più conosciute stanno tornando in produzione antichi vitigni locali che uniscono valore storico, biodiversità e ottima resistenza alle condizioni climatiche estreme.
Tra le varietà riscoperte, l’Arvisionadu dimostra una notevole capacità di crescere anche nelle aree più calde dell’entroterra sardo con disponibilità idrica molto limitata. “L’Arvisionadu raggiunge la sua massima espressione con pochissima acqua e temperature che superano facilmente i quaranta gradi”, evidenzia l’enologo.
Per Andrea Pala il futuro del vino sardo passa attraverso la valorizzazione dei vitigni identitari, capaci di distinguere l’isola nel panorama nazionale e internazionale. “Dobbiamo raccontare non solo Vermentino e Canonau, ma anche i vitigni che raccontano la nostra storia e che gli altri territori non possiedono“, conclude l’enologo.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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