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Agricoltura in Sardegna, Coldiretti: «Rincari e clima imprevedibile» Andrea Sechi, Luca Saba
L’agricoltura in Sardegna affronta una fase complessa, nella quale diventa fondamentale sostenere le aziende e programmare gli interventi necessari per garantire il futuro del settore. A tracciare il quadro è Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna, che richiama l’attenzione sulle conseguenze dei rincari energetici, sulla gestione dell’acqua e sulla necessità di proteggere il reddito degli agricoltori. «Quello che chiediamo in maniera forte è un cambiamento di approccio: dobbiamo arrivare a un livello di controllo che intervenga prima, e non dopo», sottolinea Saba, indicando nella prevenzione una delle priorità per il comparto.

Le tensioni internazionali e le conseguenze dei conflitti stanno contribuendo ad alimentare l’aumento dei costi di produzione. Carburanti, energia e fertilizzanti rappresentano voci di spesa particolarmente rilevanti per le imprese agricole, già alle prese con margini economici ridotti e un mercato caratterizzato da forti incertezze. Secondo il direttore di Coldiretti Sardegna, l’incremento dei costi rischia di compromettere la sostenibilità economica delle aziende e di rendere più difficile programmare investimenti e attività produttive. «Si sta verificando un aumento generale dei costi di produzione che sta mettendo in ginocchio le aziende», evidenzia Saba, richiamando l’attenzione sulla necessità di interventi tempestivi.
La riduzione del costo dei carburanti e gli strumenti di sostegno economico rappresentano un aiuto per le imprese agricole, chiamate a sostenere spese sempre più elevate per lavorare i campi e garantire la continuità delle produzioni. Nell’intervista, Saba richiama gli interventi del Governo, le misure sul credito d’imposta, l’operazione di riduzione dei costi dei carburanti e le risorse stanziate dalla Giunta regionale. Un insieme di iniziative che, secondo il direttore, può contribuire ad alleggerire la pressione sui bilanci aziendali. «È un intervento ottimo e incisivo: queste misure intervengono in maniera tempestiva per l’abbattimento dei costi. Per noi è un segnale molto importante», afferma Saba, sottolineando il valore del sostegno pubblico in una fase difficile per il settore.
Siccità, temperature elevate e precipitazioni intense stanno modificando le condizioni in cui opera l’agricoltura sarda. Il problema non riguarda soltanto la scarsità d’acqua, ma anche la difficoltà di raccogliere e conservare le risorse idriche durante gli episodi di pioggia più abbondanti. Per Coldiretti Sardegna, occorre superare una gestione basata prevalentemente sui risarcimenti successivi ai danni e puntare su interventi strutturali, prevenzione e pianificazione. «È inutile andare a risarcire quando probabilmente i migliori soldi investiti saranno quelli nel cercare di capire quali colture siano sostenibili per i prossimi anni e quali interventi debbano essere fatti già adesso per regimare le acque», dichiara Saba. L’obiettivo è ridurre i danni alle aziende agricole e rendere il sistema produttivo più resiliente agli eventi climatici estremi.
Il progressivo aumento delle temperature e la trasformazione del regime delle precipitazioni impongono una riflessione sulle colture che potranno essere sostenibili nei prossimi anni. Alcune produzioni potrebbero incontrare maggiori difficoltà, mentre altre potrebbero trovare condizioni favorevoli nei nuovi scenari climatici. Tra le possibilità citate da Saba figura l’avocado, già coltivato in Sicilia e potenzialmente interessante anche per altre aree caratterizzate da temperature elevate. La sua diffusione, tuttavia, dipenderà dalle condizioni locali, dalla disponibilità idrica e dalla sostenibilità economica delle produzioni. «La tropicalizzazione del clima ormai per noi è una realtà», osserva il direttore, spiegando che il futuro delle aziende dipenderà anche dalla capacità di adattare le scelte produttive ai cambiamenti in corso.
Tra le criticità affrontate nell’intervista figura anche l’emergenza della dermatite bovina, che interessa il comparto zootecnico e pone interrogativi sulla gestione delle restrizioni sanitarie e sulla movimentazione degli animali. Saba esprime preoccupazione per le conseguenze economiche che possono ricadere anche sugli allevatori che hanno rispettato le disposizioni previste, richiamando le limitazioni segnalate nelle aree interessate dai provvedimenti sanitari. La richiesta è di applicare le regole in modo efficace, intervenendo sulle situazioni di mancato rispetto degli obblighi e tutelando gli operatori che hanno adottato le misure richieste. «Se io non avessi rispettato le leggi, sono d’accordo che mi si blocchi, ma non possono pagare i cittadini onesti per il fatto che ci siano poche persone che scelgono di non rispettarle», afferma Saba. La gestione dell’emergenza, secondo Coldiretti, deve quindi conciliare la tutela sanitaria con la salvaguardia delle aziende in regola.
Nonostante le difficoltà legate ai costi, al clima e alle incertezze dei mercati, l’agricoltura continua a svolgere un ruolo essenziale per l’approvvigionamento alimentare e per l’economia dei territori. Per Saba, la domanda di cibo rappresenta un elemento strutturale che rende necessario garantire la continuità delle produzioni e favorire il ricambio generazionale nelle campagne. Il settore dovrà affrontare crisi cicliche e trasformazioni, ma potrà offrire prospettive a chi sceglierà di investire in attività agricole capaci di rispondere alle esigenze del mercato. «Potremmo probabilmente vivere anche senza petrolio, come abbiamo vissuto per migliaia di anni, ma non senza cibo», dichiara il direttore di Coldiretti Sardegna. Una riflessione che riporta al centro il valore strategico degli agricoltori e della produzione alimentare.
Tra le prospettive di sviluppo per le imprese agricole rientrano anche il biologico e i sistemi produttivi orientati alla riduzione e al controllo dei residui dei prodotti fitosanitari. Si tratta di percorsi che possono rispondere alla crescente attenzione verso la qualità e la tracciabilità degli alimenti, offrendo opportunità di differenziazione alle aziende. Nell’intervista, Saba indica nel biologico una filiera già consolidata e in crescita e richiama l’interesse per il cosiddetto residuo zero, un approccio basato su controlli analitici e verifiche sui prodotti. «Il biologico può rappresentare una nuova frontiera. È già una frontiera assodata e in forte crescita», afferma Saba, aggiungendo che anche la filiera del residuo zero può offrire nuove opportunità agli agricoltori.
La tutela delle produzioni locali attraverso i marchi di qualità rappresenta un ulteriore strumento per rafforzare la competitività dell’agroalimentare isolano. Le denominazioni di origine possono contribuire a proteggere le specialità tradizionali, valorizzarne le caratteristiche e rafforzare il legame con il territorio. Tra gli esempi richiamati da Saba c’è il percorso per l’IGP del Pane carasau, rispetto al quale Coldiretti auspica una filiera che valorizzi anche il grano coltivato in Sardegna, creando nuove opportunità per i cerealicoltori. «Il grano prodotto in Sardegna c’è e basta per poterlo fare», sostiene il direttore, invitando il comitato promotore a lavorare insieme per rafforzare l’origine regionale delle materie prime. La questione è particolarmente importante per un comparto che risente della concorrenza internazionale e dei bassi ricavi riconosciuti ai produttori.
Dalla riduzione dei costi alla gestione dell’acqua, dalla tutela degli allevamenti alla valorizzazione delle produzioni tipiche, l’intervista a Luca Saba restituisce l’immagine di un settore che deve affrontare criticità immediate senza rinunciare a una strategia di lungo periodo. Prevenzione, innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle filiere locali sono alcuni degli elementi centrali per rendere le imprese più solide e competitive. Per Coldiretti Sardegna, la sfida consiste nel creare condizioni che consentano agli agricoltori di continuare a produrre, investire e garantire un reddito adeguato. «Ci sarà per forza la necessità di qualcuno che produca cibo», conclude Saba, ribadendo il ruolo indispensabile dell’agricoltura per il futuro economico e alimentare dell’isola.
Intervista a cura di Andrea Sechi
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