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Interviste

Tumore al polmone: prevenzione e cure, parla l’esperto

micSimona De Francisci, Rocco Trisolini today26 Ottobre 2026

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Tumore al polmone, Rocco Trisolini: «Il nodulo è benigno nel 95% dei casi»

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    Tumore al polmone: prevenzione e cure, parla l’esperto Simona De Francisci, Rocco Trisolini

Il tumore al polmone, la necessità di una diagnosi precoce, il ruolo degli screening e i progressi delle terapie oncologiche. Sono questi i temi affrontati dal professor Rocco Trisolini, pneumologo dell’Università Cattolica di Roma, intervistato sul percorso diagnostico e terapeutico della malattia, sull’importanza della prevenzione e sulle nuove opportunità offerte dalla medicina. Nel corso della conversazione, il docente ha chiarito anche un aspetto che genera spesso preoccupazione: la presenza di un nodulo polmonare non equivale necessariamente a una diagnosi di cancro. «Il nodulo è quasi mai, in realtà, un tumore maligno del polmone», ha spiegato, sottolineando l’importanza di una valutazione specialistica.

Immagine rappresentativa

Il caso di Papa Leone e il valore del rapporto medico-paziente

Nel corso dell’intervista si è parlato anche dell’esperienza professionale legata all’assistenza al Santo Padre, affrontata nel rispetto della riservatezza. Trisolini ha sottolineato come, anche quando il paziente è una figura di rilevanza mondiale, il metodo clinico non cambi: restano centrali la competenza, l’attenzione alla persona e l’applicazione delle procedure mediche appropriate. Le particolari esigenze di riservatezza richiedono soprattutto un’organizzazione diversa, senza modificare il comportamento professionale dei medici. «Sono persone assolutamente normali. Quello che cambia in queste circostanze è semplicemente la maggiore complessità organizzativa», ha dichiarato il professore, evidenziando la distinzione tra la gestione organizzativa del caso e il percorso di cura.

Noduli polmonari, quando è necessario preoccuparsi

La scoperta di un nodulo polmonare durante una tomografia computerizzata (TAC) non significa necessariamente che sia presente una patologia tumorale. Secondo quanto riferito da Trisolini, la maggiore diffusione degli esami radiologici ha aumentato il numero di riscontri occasionali, anche in pazienti sottoposti a indagini per motivi differenti da un sospetto problema polmonare. Nella sua esperienza clinica, questi reperti richiedono un’interpretazione attenta, senza allarmismi ma senza sottovalutazioni. «I noduli sono estremamente frequenti», ha spiegato lo pneumologo, ricordando che la loro individuazione deve essere seguita da un’adeguata valutazione medica.

Il rischio di malignità e il ruolo dello specialista

Per stabilire se un nodulo polmonare presenti caratteristiche sospette, è necessario considerare diversi elementi clinici e radiologici. Tra questi rientrano l’età del paziente, il sesso, l’abitudine al fumo e le caratteristiche morfologiche del reperto. Sulla base di una valutazione complessiva del rischio, lo specialista può indicare controlli radiologici nel tempo oppure approfondimenti diagnostici, compresa, quando appropriato, una biopsia. La strategia deve essere personalizzata e proporzionata al rischio effettivo, evitando sia procedure inutili sia ritardi negli accertamenti necessari. «È necessario che, quando questo nodulo viene trovato, ci si rivolga a uno specialista che si occupi di questi noduli», ha affermato Trisolini, ribadendo l’importanza di un inquadramento clinico corretto.

Tumore al polmone, i progressi della diagnosi e delle terapie

Negli ultimi anni, la gestione del tumore al polmone ha beneficiato di importanti sviluppi sia nella diagnostica sia nelle possibilità terapeutiche. In particolare, per alcune forme di adenocarcinoma polmonare, l’identificazione delle alterazioni molecolari che contribuiscono allo sviluppo della malattia può consentire di individuare trattamenti mirati. Questi farmaci, quando indicati sulla base delle caratteristiche del tumore, possono offrire benefici importanti anche a pazienti per i quali l’intervento chirurgico non rappresenta un’opzione. «Abbiamo adesso delle terapie particolarmente efficaci, soprattutto per il tumore più frequente del polmone, che è l’adenocarcinoma», ha spiegato il professore, richiamando l’attenzione sui progressi della medicina oncologica.

Profilazione molecolare e terapie mirate, perché sono fondamentali

Un passaggio decisivo nel percorso di cura è rappresentato dalla disponibilità di materiale biologico sufficiente per eseguire, quando indicato, gli esami molecolari sul tumore. La profilazione molecolare permette infatti di identificare eventuali alterazioni genetiche per le quali esistono farmaci specifici. Per questo motivo, la diagnosi istologica non deve limitarsi alla conferma della natura della lesione, ma deve essere organizzata in modo da fornire all’équipe oncologica tutte le informazioni necessarie per scegliere il trattamento più appropriato. «La chiave è che, quando si fa la diagnosi istologica, si recuperi del materiale sufficiente anche per l’esecuzione del profiling molecolare», ha sottolineato Trisolini, evidenziando il valore di un percorso diagnostico completo.

Il lavoro multidisciplinare per scegliere il trattamento migliore

La gestione del tumore polmonare richiede la collaborazione tra pneumologi, radiologi, anatomopatologi, oncologi e altri specialisti coinvolti nel percorso assistenziale. Il confronto multidisciplinare consente di integrare i risultati degli esami, le caratteristiche biologiche della malattia e le condizioni cliniche della persona, così da definire una strategia terapeutica personalizzata. La scelta tra chirurgia, trattamenti sistemici, terapie mirate e altre opzioni dipende infatti dal quadro complessivo e dalle indicazioni cliniche. «La chiave è coordinarsi con il team multidisciplinare che ha in mano questo paziente», ha dichiarato il docente, sottolineando che la qualità delle decisioni terapeutiche dipende anche dalla condivisione delle informazioni.

Prevenzione del tumore al polmone, il fumo resta un fattore decisivo

La prevenzione rappresenta un elemento essenziale nella lotta al tumore polmonare. Il fumo di sigaretta è uno dei principali fattori di rischio modificabili e il sostegno alle persone che desiderano smettere di fumare, attraverso percorsi dedicati e centri antifumo, costituisce una strategia fondamentale di sanità pubblica. Tuttavia, la malattia può interessare anche chi non ha mai fumato, motivo per cui la valutazione del rischio non deve basarsi esclusivamente su questa abitudine. «La prevenzione è importantissima, assolutamente importante», ha affermato Trisolini, richiamando la necessità di rafforzare gli interventi per ridurre il consumo di tabacco e promuovere comportamenti salutari.

Inquinamento ambientale e tumore al polmone, attenzione anche ai non fumatori

Nel corso dell’intervista, Trisolini ha richiamato l’attenzione anche sull’inquinamento atmosferico e sulle polveri sottili, temi rilevanti nel dibattito sui fattori di rischio per le malattie respiratorie e oncologiche. Il tumore al polmone, infatti, non è una patologia esclusiva dei fumatori: anche nelle persone che non hanno mai fumato possono svilupparsi forme della malattia, con meccanismi e fattori di rischio differenti. L’esposizione agli inquinanti atmosferici è uno degli elementi da considerare nelle strategie di prevenzione, insieme alla riduzione del fumo e al miglioramento della qualità dell’aria. «Si ritiene che la causa più probabile di questo aumento nei non fumatori sia l’inquinamento ambientale, quindi le polveri sottili», ha osservato il professore, sottolineando la necessità di interventi collettivi per ridurre l’esposizione agli inquinanti.

Diagnosi precoce e prevenzione, le sfide ancora aperte

Accanto ai progressi terapeutici, resta centrale la possibilità di individuare la malattia nelle fasi iniziali. La diagnosi precoce può ampliare le opportunità di trattamento, ma richiede percorsi appropriati di valutazione del rischio, attenzione ai sintomi e corretta interpretazione degli esami. Anche il tema degli screening merita un approfondimento: l’eventuale utilizzo della TAC a basso dosaggio deve seguire criteri basati sulle evidenze scientifiche e sull’identificazione delle persone che possono beneficiare maggiormente dell’esame. Non tutti i noduli richiedono procedure invasive e non tutti i pazienti hanno lo stesso profilo di rischio. «Dobbiamo fare in modo assolutamente di lavorare sui centri antifumo e sul tentativo di evitare che la gente fumi», ha concluso Trisolini, ribadendo che prevenzione, diagnosi appropriata e innovazione terapeutica devono procedere insieme.

Le informazioni da conoscere sul tumore al polmone

Il messaggio centrale dell’intervista del professor Rocco Trisolini è che il tumore al polmone richiede un approccio fondato sulla prevenzione, sulla diagnosi accurata e sulla scelta di cure adeguate alle caratteristiche della malattia. Un nodulo individuato alla TAC non equivale automaticamente a un tumore maligno, ma deve essere valutato da professionisti competenti. Allo stesso tempo, la disponibilità di test molecolari e terapie mirate ha ampliato le possibilità di trattamento per alcuni pazienti. «Il percorso non cambia, le procedure sono sempre le stesse», ha ricordato il professore parlando del metodo professionale: un principio che sottolinea l’importanza di garantire a ogni persona un’assistenza rigorosa, personalizzata e rispettosa.

 

Intervista a cura di Simona De Francisci

La Strambata del 26-10-2026

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