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Femminicidi e la giustificazione del raptus: un mito da sfatare Giuseppe Valdes
Igor Sollai, l’autotrasportatore di San Sperate che per mesi ha dichiarato la propria innocenza, ha confessato l’omicidio della moglie Francesca Deidda, affermando: “L’ho uccisa durante un raptus”. Tuttavia, secondo gli esperti, il cosiddetto raptus non esiste e non può giustificare i femminicidi. La psicologa Laura Cappai ha spiegato che in psicologia e psichiatria il raptus non è un concetto riconosciuto. Non si tratta nemmeno di una perdita di autocontrollo. Nessun omicidio avviene nel “buio della mente”, ha dichiarato la psicologa.

Dietro ogni atto violento si cela un progetto. Le persone che commettono violenza non hanno sviluppato un passaggio fondamentale nel loro percorso di crescita: da un livello pulsionale a uno emotivo. Questa mancanza di risonanza emotiva li rende imprevedibili e pericolosi, incapaci di distinguere tra comportamenti gravi e non gravi. Secondo Laura Cappai, spesso gli individui che commettono atti violenti si dichiarano pentiti, ma in realtà non provano rimorso per il dolore causato, bensì rimpiangono la perdita della loro libertà personale. La storia personale e le esperienze di crescita di questi soggetti sono fondamentali per comprendere i loro comportamenti.

La prevenzione è cruciale per evitare che situazioni di violenza degenerino. Laura Cappai, impegnata con il “Centro Donna” della CGIL di Cagliari, lavora attivamente per sensibilizzare la popolazione attraverso programmi di educazione e prevenzione. Sono stati identificati nove segnali chiave che possono indicare comportamenti violenti o potenzialmente pericolosi. Questi “red flag” sono:
Riconoscere questi segnali in una relazione è fondamentale per intervenire in tempo. Nei casi più gravi, è importante disconnettersi da queste persone e denunciarle, un passo che può rivelarsi salvavita. La violenza non è mai un atto improvviso o incontrollato: è il risultato di dinamiche profonde che si sviluppano nel tempo. Educare alla prevenzione, riconoscere i segnali di pericolo e promuovere una cultura del rispetto sono le chiavi per contrastare questa piaga sociale. Riconoscere una relazione tossica e agire in tempo può fare la differenza: proteggere sé stessi e, nei casi più gravi, salvare vite.
Intervista a cura di Fabio Manca
Caffè Corretto del 09-12-2024
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