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Il cammino delle Janas: un itinerario incantato nel Meilogu Fabio Leoni
Vicino a Sassari, nel Meilogu, c’è un luogo che potrebbe diventare patrimonio Unesco. Si tratta del Cammino delle Janas, un itinerario che attraversa i territori di Borutta, Thiesi, Cheremule, Bessude e che fa parte del progetto del Centro Studi Identità e Memoria. Questo territorio offre Domus de Janas importanti, ma non si tratta solo di un itinerario archeologico: c’è anche un aspetto naturalistico, antropologico e culinario.

Come racconta l’avvocata Cristina Muntoni, che fa parte del progetto insieme alle archeologhe Sara Mameli e Maria Giovanna De Martini, l’itinerario è un’esperienza. Il tour comprende la Domus de Janas di Mandra Antine, che normalmente è chiusa. In più, in mezzo al bosco, si può visitare il Parco dei Petroglifi di Cheremule e la Tomba Branca. Durante la visita si possono incontrare anche degli animali come asinelli e cavalli. Nel corso del press tour, i visitatori sono rimasti a dormire nel Monastero di Sorres. Si tratta di un monastero benedettino situato su di un colle vicino Borutta. I monaci sono molto accoglienti e producono birra e altri prodotti a base di erbe essenziali.
Il 12 e 13 aprile si potrà fare il Cammino delle Janas, un percorso che sta riscuotendo molto successo anche grazie a L’Unione Sarda e Videolina. Non solo, si sono interessati al progetto anche la Rai e il Corriere della Sera, in più, alcuni studenti hanno deciso di fare una tesi proprio su questo itinerario. La figura delle Janas infatti, rimane ancora avvolta nel mistero e viene spesso paragonata alle fate della mitologia del nord Europa.
Un’ipotesi sulle Janas è che fossero delle donne che vivevano in comunità nei boschi dentro le cosiddette “Domus de Janas”. Le comunità erano verosimilmente composte da sole donne e si avvicinavano al paese solo durante le feste. Le Janas erano detentrici delle arti della tessitura, della lievitazione del pane e dell’uso delle erbe per le cure. In Sardegna le Janas sono associate a moltissime leggende, ma “Jana”, potrebbe derivare da “Diana”, quindi si potrebbe ipotizzare che queste figure fossero delle sacerdotesse della dea. Un’altra ipotesi è che la parola “Jana” derivi dalla parola “porta” in sardo (“Janna”), un elemento simbolico per le figure femminili, che unisce due mondi.
Intervista a cura di Francesco Abate
Caffè Corretto del 24-03-2025
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