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Ep. 23 – L’Antartide e Marte, due lontani gemelli Manuel Floris e Marco Buttu
All’estremità più fredda e remota del pianeta, nell’antardide, la base Concordia sorge su un plateau di ghiaccio spesso oltre 3.000 m. Questa stazione italo-francese è “il lontano gemello del pianeta Marte”, un laboratorio naturale dove studiare l’adattamento umano e la ricerca scientifica in condizioni estreme. Nella nuova puntata di “Una finestra sull’universo” con l’astrofisico Manuel Floris l’ospite è l’Ingegnere Marco Buttu, dell’INAF, Osservatorio Astronomico di Cagliari. Buttu ha svolto ben tre missioni nell’altopiano antartico dove si trova la base Concordia, una base Italo-Francese che ospita tutto l’anno ricercatori di entrambi i paesi, passandoci tre anni. Autore del libro “Marte Bianco”.

Il plateau antartico presenta temperature che scendono regolarmente sotto i 80 °C e registra oltre 100 giorni di notte polare continua. “L’aria è estremamente secca, con appena il 10 % di umidità relativa”, spiega Buttu, “e non c’è alcuna forma di vita che proliferi sul ghiaccio”. Situata a circa 1.000 km dalla costa, su uno spesso strato di ghiaccio di più di 3 000 m, la base offre un’analogia quasi perfetta con il suolo marziano.
Durante l’inverno antartico, “per nove mesi all’anno siamo completamente irraggiungibili”, racconta l’ingegnere sardo. “Siamo i 13 esseri umani più isolati al mondo e dobbiamo far fronte a ogni tipo di emergenza”. Nessuna evacuazione è possibile: ogni membro del team sa fin dall’inizio che “resteremo soli, isolati dal mondo per lunghi mesi”, una prova cruciale per le future missioni su Marte, dove il supporto dalla Terra richiederà analoghe autonomie.

Buttu ha trascorso complessivamente tre anni a Concordia, non consecutivi, partecipando a tre missioni scientifiche. Autore del libro Marte Bianco, ha collaborato con colleghi francesi e un medico dell’Agenzia Spaziale Europea incaricato di monitorare le reazioni psicologiche del gruppo. “La simmetria tra l’Antartide e Marte sta anche nell’assenza quasi totale di vita: solo qualche batterio dormiente sopravvive nel ghiaccio”, spiega.
L’esperienza a Concordia fornisce indicazioni preziose per progettare habitat, sistemi di supporto vitale e strategie di gruppo per le future missioni marziane. Come suggerito da Paolo Ferri dell’ESA, il viaggio su Marte richiederà circa due anni complessivi: “non è una questione di pochi anni, è altamente improbabile che entro il 2030 ci arriveremo”, ma test come quello svolto all’Osservatorio INAF di Cagliari dimostrano che “imparare a vivere in ambienti ostili è il primo passo per andare sul Pianeta Rosso”.
Una finestra sull’Universo è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
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