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ChatGpt ci rende meno intelligenti?

today5 Agosto 2025 37

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È vero che ChatGPT ci rende meno intelligenti? I pro e i contro dell’intelligenza artificiale

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    ChatGpt ci rende meno intelligenti? Enzo Asuni e Mariangela Lampis

 

È vero che ChatGpt ci rende meno intelligenti? Scopriamo qual è il migliore approccio per utilizzare l’intelligenza artificiale. Con l’arrivo di strumenti come ChatGPT, molte persone si chiedono: stiamo diventando più pigri mentalmente? Oppure stiamo solo imparando a lavorare in modo diverso? Alcuni studi, come quello della Swiss Business School, suggeriscono che chi usa molto l’intelligenza artificiale potrebbe sviluppare meno pensiero critico. Ma è davvero così?

Intelligenza artificiale (immagine simbolo)

ChatGpt ci rende meno intelligenti? Il problema degli studi basati sull’autovalutazione

Lo studio svizzero si basa sulle risposte fornite direttamente dai partecipanti. Il problema è che questi studi sono spesso poco affidabili: le persone possono sovrastimare o sottovalutare le proprie capacità. Inoltre, non è chiaro cosa viene prima: usare ChatGPT porta a pensare di meno, o chi già ha meno spirito critico tende a fidarsi troppo dell’IA?

Il paragone con Google e il “Google Effect”

Non è la prima volta che una nuova tecnologia genera preoccupazioni. Nel 2008, un famoso articolo dell’Atlantic si chiedeva: “Google ci sta rendendo stupidi?” Il cosiddetto Google Effect dimostra che, da quando usiamo i motori di ricerca, ricordiamo meno informazioni, ma siamo diventati più bravi a trovarle. In pratica, spostiamo il nostro “carico mentale” verso l’esterno, un processo chiamato cognitive offloading.

L’IA è solo l’ultima evoluzione: un nuovo strumento come Chatgpt ci rende davvero meno intelligenti?

Anche Socrate, nel V secolo a.C., era preoccupato per l’uso della scrittura, che secondo lui avrebbe indebolito la memoria. Oggi nessuno direbbe che scrivere sia un male. Lo stesso vale per le calcolatrici o le app di navigazione: ci fanno risparmiare tempo, anche se ci fanno usare meno certe abilità.

Ma ChatGPT è diverso?

Sì, in parte. Secondo lo psicologo Evan Risko, delegare un calcolo è diverso dal farsi scrivere un testo completo da un’intelligenza artificiale. Quando deleghiamo troppo il nostro processo di pensiero, rischiamo di perdere abilità creative e capacità di ragionamento.

Per esempio, molti giornalisti usano ChatGPT non per scrivere articoli, ma per piccoli compiti: trovare refusi, suggerire titoli o migliorare un paragrafo. Questo uso è utile, ma può creare dipendenza. Se ci affidiamo sempre a un assistente digitale, potremmo perdere la capacità di fare certe cose da soli.

Pro e contro: cosa perdiamo e cosa guadagniamo

Come ogni nuova tecnologia, anche l’intelligenza artificiale ha vantaggi e svantaggi:

  • Pro: ci aiuta a risparmiare tempo, ci suggerisce idee, ci supporta nei lavori ripetitivi.
  • Contro: se usata male, può ridurre la nostra autonomia mentale e creativa.

Per evitare questi rischi, dobbiamo cambiare approccio. ChatGPT non deve sostituirci, ma affiancarci. È un assistente veloce, ma non sempre affidabile. Per questo va usato con attenzione.

La chiave è la collaborazione

Come spiega la professoressa Barbara Larson, il modo migliore per usare l’IA è trattarla come un assistente entusiasta, ma un po’ ingenuo. Dobbiamo guidarla, non lasciarle fare tutto il lavoro.

L’equilibrio è tutto

Siamo davvero diventati meno intelligenti con ChatGPT? Probabilmente no. Ma abbiamo cambiato modo di pensare e di lavorare. E questo non è per forza un male, se impariamo a usare questi strumenti nel modo giusto.

L’intelligenza artificiale può essere una risorsa preziosa, ma solo se la usiamo in modo consapevole.

A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends.

 

 


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