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Premio Maria Carta 2025: intervista al cantautore algherese Davide Casu Manuel Cozzolino
Sul palco della 23ª edizione del Premio Maria Carta a Siligo, tra gli artisti protagonisti c’è stato anche Davide Casu, cantautore algherese che da anni porta avanti un percorso musicale originale e legato alle radici culturali della Sardegna.

L’artista sottolinea come l’algherese non sia affatto una lingua difficile, ma un idioma ricco, nato dall’incontro tra catalano e sardità. Nei vocaboli, nelle inflessioni e persino nei cognomi si ritrova l’identità di una comunità che, come i galluresi, custodisce una lingua alloglotta viva e fortemente identitaria.
Davide Casu racconta che la sua passione per la musica è nata da bambino, cantando dietro il motorino con suo padre. La vera scintilla, però, è scattata ascoltando l’album Jar of Flies degli Alice in Chains: “Da quel momento ho deciso che volevo scrivere canzoni”. Così ha imbracciato la chitarra e ha iniziato a comporre, migliorando negli anni con studio, passione e dedizione.
Per Casu, la scrittura musicale è soprattutto un moto dell’anima. Non esiste una formula tecnica per scrivere canzoni: a volte la scintilla arriva all’improvviso, persino nel cuore della notte. L’ispirazione iniziale è come una “matassa di luce” che deve essere sbrogliata, organizzata e trasformata in un brano compiuto.
Se da un lato la canzone nasce da un’ispirazione interiore, dall’altro richiede lavoro, organizzazione e cura. Per l’artista algherese, la bellezza della musica sta proprio in questo: trasformare un’intuizione in una composizione capace di emozionare chi ascolta.
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