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A Dorgali una giornata speciale contro la violenza sulle donne Mariangela Lampis, Lorenzo Smorlesi
A Dorgali si è svolto un incontro molto partecipato dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, unendo cittadinanza e associazioni locali in un gesto simbolico e concreto. Antonella Fancello, Presidente Associazione Raichinas e Chimas, ha ricordato che “Oggi dovevamo scegliere tra la festa patronale e il nostro impegno, ma abbiamo finalmente scelto di fare rumore”. La presenza, inusualmente ampia, di donne e uomini ha mostrato l’urgenza di rompere il silenzio che spesso avvolge questi temi.

L’associazione Raichinas e Chimas ha guidato la mattinata, portando al centro l’idea di un impegno che parte dalle radici culturali e arriva ai giovani. Fancello ha spiegato che “Vogliamo lasciare un segno visibile in paese, perché la memoria collettiva diventi un argine alla violenza”. Un manufatto simbolico è stato infatti collocato all’ingresso della casa comunale come monito permanente.
Ospite principale dell’evento, Patrizia Cadau, vittima di violenza, ha condiviso la sua esperienza personale, trasformata in un atto pubblico nel suo libro “Volevate il silenzio, avete la mia voce”. Cadau ha dichiarato che “La violenza è un problema sociale enorme e non possiamo limitarci a ricordarlo solo un giorno all’anno”. La sua voce ha aiutato il pubblico a riconoscere quei segnali iniziali spesso ignorati per paura, abitudine o cultura.
Durante il confronto è emerso il tema dei primi campanelli d’allarme, spesso non fisici ma psicologici e relazionali. Cadau ha sottolineato che “Tutti i violenti usano la bugia come arma, facendoti credere che la colpa sia tua”. Il messaggio alle giovani generazioni è stato chiaro: non accettare manipolazioni, non giustificare comportamenti distorti e non scendere a compromessi con chi mina fiducia e libertà.
Un punto centrale è stato il superamento della mentalità dell’indifferenza, spesso radicata nella tradizione del “farsi i fatti propri”. Fancello ha riportato le parole dell’ospite: “La vicina di casa non deve chiudere la finestra, deve aprirla e intervenire quando serve”. La responsabilità collettiva diventa quindi un gesto quotidiano e necessario, soprattutto nei piccoli centri come Dorgali.
Cadau ha concluso ricordando che la sua battaglia continua anche nelle aule di tribunale, ribadendo che “Il silenzio non è più una richiesta, è diventato una pretesa che dobbiamo respingere insieme”. La sua voce a Dorgali è diventata moltiplicatrice di consapevolezza, richiamando la comunità a non lasciare sole le vittime.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
La Strambata del 25-11-2025
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