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Affitti brevi in Sardegna: i dati Confapi smentiscono le accuse sulla crisi immobiliare Stefano Birocchi, Franco Ferrandu
Il settore degli affitti brevi in Sardegna torna al centro del dibattito pubblico, ma secondo Confapi non è responsabile della carenza di case per famiglie e giovani coppie. «In Sardegna il 30,2% delle abitazioni è completamente non occupato, mentre solo il 4% è destinato agli affitti brevi», ha dichiarato Franco Ferrandu, giornalista del TG di Videolina.

Secondo Confapi, la quota ridotta di immobili destinati agli affitti brevi non è sufficiente a provocare squilibri nel mercato delle locazioni tradizionali. «Il 4% non può generare un mercato impazzito né sottrarre case ai contratti 3+2 o 4+4», ha spiegato Ferrandu durante l’intervista.
Gli affitti brevi attivano investimenti privati, soprattutto familiari, contribuendo alla riqualificazione di immobili nei centri storici e nei piccoli comuni dell’Isola. «Parliamo di famiglie che investono su case nei piccoli centri, creando un’economia circolare che altrimenti non esisterebbe», ha sottolineato Ferrandu.
Dal 2017 il settore extralberghiero è stato fortemente regolamentato, riducendo l’evasione fiscale e offrendo rendimenti paragonabili agli affitti a lungo termine. «Oggi è un mercato normato, senza nero, aperto dodici mesi l’anno e con un reddito sostanzialmente uguale», ha precisato Ferrandu.
Le esperienze di città europee dimostrano che restrizioni rigide sugli affitti brevi possono causare l’aumento dei prezzi delle locazioni tradizionali. «Ad Amsterdam e Barcellona, limitando gli affitti brevi, gli affitti normali sono schizzati verso l’alto», ha ricordato Ferrandu.
Confapi chiede integrazione tra extralberghiero, sistema alberghiero e amministrazioni locali per evitare demonizzazioni e valorizzare il patrimonio immobiliare inutilizzato. «Paghiamo le tasse, siamo monitorati e offriamo una possibilità concreta a immobili che resterebbero abbandonati», ha concluso Ferrandu.
A cura di Stefano Birocchi
La Strambata del 15-01-2026
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