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Alberto Trentini libero dopo 423 giorni di prigionia in Venezuela Francesca Figus
Dopo 423 giorni di prigionia in Venezuela, Alberto Trentini è stato liberato. Il cooperante è stato trasferito all’ambasciata italiana a Caracas. Le prime parole dell’uomo: «Posso avere una sigaretta?». La liberazione è stata annunciata da Antonio Tajani. Come ha spiegato il ministro, è stata frutto di un intenso lavoro diplomatico. Trentini ha confermato le condizioni dichiarando: «Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato».

Il rientro in Italia di Trentini e dell’imprenditore Mario Burlò è imminente, mentre Alberto ha espresso il suo stato d’animo affermando: «Dopo tanti mesi, tornare a casa sembra ancora difficile da realizzare» La famiglia Trentini ha parlato di ferite profonde lasciate dalla detenzione, parole che trovano conferma in Alberto, che ha spiegato: «Questi mesi lasciano segni che solo il tempo potrà aiutare a guarire».
Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, aveva più volte manifestato la propria preoccupazione per le sue condizioni fisiche e psicologiche, messe a dura prova da una detenzione lunga e avvolta dall’opacità. Oggi, però, l’attesa è finita. Rimane il peso di ciò che Alberto ha dovuto sopportare e l’urgenza di fare piena luce su una vicenda che dimostra come la privazione della libertà possa trasformarsi in uno strumento politico.
Detenuto nel carcere di El Rodeo, Trentini ha chiarito l’assenza di torture fisiche, ma ha sottolineato l’impatto umano dichiarando: «La prigionia pesa sull’anima anche quando non c’è violenza».
Intervista a cura di Francesca Figus
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