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Allarme siccità in Sardegna: dighe vuote e infrastrutture obsolete stage@radiolina.it
La siccità in Sardegna resta grave e irregolare, con alcune aree in forte sofferenza nonostante le piogge recenti che hanno solo parzialmente migliorato i livelli degli invasi.
“Non riguarda solo il nord-ovest, ma anche Baronia, Medio Campidano e Iglesiente, dove la situazione resta purtroppo molto preoccupante”, spiega Gavino Zirattu, vicepresidente di ANBI Sardegna.

Nel sistema Temo-Cuga-Bidighinzu, l’acqua è raddoppiata rispetto a novembre, ma i volumi restano insufficienti per pianificare la prossima stagione irrigua. “Per iniziare a ragionare sull’irrigazione servono almeno 40-50 milioni di metri cubi, oggi siamo poco sopra i 15”, sottolinea Zirattu.
Le limitazioni per l’uso potabile interessano diversi comuni del Meilogu e l’area metropolitana di Sassari, Alghero e Porto Torres, mentre l’agricoltura soffre maggiormente. “In Nurra, Baronia e in alcune zone del Medio Campidano l’irrigazione è sospesa perché semplicemente non c’è acqua disponibile”, afferma Zirattu.
La crisi idrica non è più un evento straordinario, ma una condizione strutturale aggravata dai cambiamenti climatici e dalla localizzazione estrema delle precipitazioni. “Oggi piove tantissimo in alcune zone e per nulla in altre, rendendo inefficace qualsiasi gestione emergenziale”, evidenzia il presidente di Ambi Sardegna.
Secondo ANBI, il vero nodo è il rallentamento degli investimenti infrastrutturali, dalle interconnessioni tra dighe alla manutenzione delle grandi condotte. “Questi problemi non si risolvono in una stagione, servono programmazione e opere pianificate con largo anticipo”, ribadisce Zirattu.
La Sardegna è tra le regioni italiane con la maggiore dispersione idrica, un problema aggravato da reti obsolete e condotte molto estese. “Abbiamo 12mila chilometri di condotte in pressione e ogni rottura comporta perdite enormi, per questo serve un piano straordinario di manutenzione”, conclude Zirattu.
Intervento a cura di Egidiangela Sechi
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