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Ambiente: meglio l’abete vero o quello di plastica?

today8 Dicembre 2025 28

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La domando sorge spontanea ed è sempre più urgente: abete vero o finto, quanto costa tutto questo al nostro pianeta?

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    Ambiente: meglio l’abete vero o quello di plastica? Cristian Asara

 

Spesso si crede che acquistare un albero artificiale, riutilizzabile per anni, sia la scelta ecologica per eccellenza. Ma i dati raccolti dal portale dei consumatori francese Que Choisir raccontano una storia diversa, sfatando alcuni miti consolidati.

La battaglia del carbonio:

Per capire quale opzione abbia l’impronta di carbonio migliore, dobbiamo guardare al “ciclo di vita” completo del prodotto. Uno studio chiave, condotto dalla società di consulenza Ellipsos (specializzata in sviluppo sostenibile), ha messo a confronto le emissioni di gas serra generate dalla coltivazione/produzione fino allo smaltimento.

Ecco cosa è emerso dal confronto tra un albero naturale (coltivato entro 150 km dal luogo di vendita) e uno artificiale (prodotto in Cina e trasportato via nave/treno):

  • Albero naturale: Emette circa 3,1 kg di CO₂ equivalente per anno.

  • Albero artificiale: Genera un impatto massiccio di 48,3 kg di CO₂ equivalente al momento dell’acquisto.

Il mito della riutilizzabilità

Il punto di forza dell’albero sintetico è la sua durata. Tuttavia, la matematica ambientale è severa. Se ipotizziamo un utilizzo medio dell’albero finto per 6 anni, l’impatto annuale scende a circa 8,1 kg di CO₂, una cifra ancora nettamente superiore a quella dell’abete vero.

Secondo l’ADEME (Agenzia per la Transizione Ecologica), l’albero di plastica non va demonizzato, ma per pareggiare i conti con la natura bisogna cambiare le nostre abitudini. Poiché la media di utilizzo attuale è di circa 8 anni, per rendere l’albero sintetico vantaggioso rispetto al naturale, bisognerebbe utilizzarlo per almeno 16-20 anni.

Nota Bene: Il problema principale dell’artificiale risiede nei materiali (plastica derivata dal petrolio) e nella logistica (trasporto intercontinentale).

Alberi di Natale – immagine generata con IA

Perché l’albero vero vince (quasi) sempre

Oltre ai numeri nudi e crudi, c’è un fattore biologico che gioca a favore dell’abete naturale: la fotosintesi. Vincent Houis, ingegnere dell’Associazione francese degli alberi di Natale naturali, spiega che un abete impiega circa 10 anni per crescere, di cui 5 o 6 passati in campo aperto. Durante questo decennio, l’albero:

  1. Assorbe CO₂ dall’atmosfera per crescere.

  2. Mantiene il carbonio “prigioniero” anche dopo essere stato tagliato.

  3. Diventa un problema solo se viene bruciato a fine vita (rilasciando la CO₂ accumulata).

La terza via:

Esiste un vincitore assoluto in termini di sostenibilità? Sì, ed è l’albero che costruisci tu stesso.

L’alternativa più ecologica non si compra in vivaio né al supermercato, ma si crea in casa. Il trend del Natale Fai-da-te sta spopolando sui social media, dimostrando che l’atmosfera natalizia non richiede necessariamente un pino tradizionale.

Alcune idee a zero emissioni includono:

  • Materiali di recupero: Vecchie assi di legno, cartone riciclato o bottiglie.

  • Oggetti quotidiani: Una scala a pioli addobbata con luci, o una pila di libri disposta a forma conica.

Questa soluzione elimina i costi di produzione, trasporto e smaltimento, rendendo il Natale davvero “verde”.

Radio Smerala, puntata del 08 dicembre 2025

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