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Assalto eolico in Sardegna, allarme per le Domus de Janas Giulio Zasso, Michele Ruffi, Alessandra Carta
L’assalto eolico in Sardegna torna al centro del dibattito. Secondo quanto riferito da Alessandra Carta, giornalista de L’Unione Sarda, il 67% dei progetti esaminati nelle aree interessate dalle Domus de Janas presenterebbe irregolarità. Il CESIM ha chiesto alle istituzioni competenti di valutare il ritiro in autotutela dei progetti contestati. La richiesta coinvolge il Ministero dell’Ambiente, la Soprintendenza speciale per il PNRR e la Regione Sardegna. Al centro della vicenda ci sono la tutela del patrimonio archeologico e la necessità di regole più efficaci. Carta ha sintetizzato il problema con queste parole: «C’è esattamente un’esigenza di tutela che oggi manca».

Il CESIM ha acceso i riflettori sui progetti energetici nelle aree vicine alle Domus de Janas riconosciute patrimonio mondiale UNESCO. L’analisi citata nell’intervista evidenzierebbe diverse criticità. Secondo Alessandra Carta, il 67% dei progetti esaminati risulterebbe irregolare rispetto ai criteri considerati. Le situazioni più delicate riguarderebbero alcune specifiche zone della Sardegna. Per questo motivo, il centro studi ha chiesto alle autorità di intervenire. L’obiettivo è verificare la legittimità delle autorizzazioni e proteggere i siti archeologici. Nell’intervista, Carta ha ricordato: «Sono 18 i siti delle Domus de Janas che sono stati riconosciuti come patrimonio UNESCO».
Uno dei problemi principali riguarda le distanze tra gli impianti eolici e i beni culturali. Le norme prevedono specifiche misure di tutela, la cui applicazione dipende dal contesto e dalle caratteristiche dei progetti. Nell’intervista sono state citate distanze indicative di circa 8 chilometri per aerogeneratori alti 200 metri. Per quelli più alti, si è parlato di distanze che possono arrivare a 12 chilometri. Questi valori richiedono una verifica puntuale rispetto alle disposizioni applicabili.
Un altro elemento decisivo è l’effetto cumulo. Si tratta dell’impatto complessivo di più impianti concentrati nella stessa area. La valutazione deve quindi considerare anche gli effetti combinati dei progetti, non soltanto quelli delle singole installazioni. Come ha spiegato Carta: «La Regione deve considerare l’effetto cumulo, quindi più progetti che insistono in uno stesso territorio, anche quando sono sotto soglia».
L’assalto eolico in Sardegna è entrato anche nell’agenda della Commissione speciale per l’energia del Consiglio regionale. La commissione è presieduta da Stefano Tunis, esponente dell’opposizione e fondatore di Sardegna 2020. Durante una delle sedute sono stati ascoltati il costituzionalista Gianmario Demuro e il segretario generale della Regione, Eugenio Anichiarico.
Demuro presiede la Commissione paritetica Stato-Regione. Le audizioni mirano a individuare strumenti legislativi efficaci per proteggere il territorio. I lavori proseguiranno nei prossimi mesi, con ulteriori approfondimenti e una relazione al Consiglio regionale. La posizione espressa da Tunis punta a una soluzione normativa. Carta ha riferito la sua richiesta con queste parole: «Bisogna trovare una via legislativa per tutelare la Sardegna dalla speculazione».
Nel dibattito sulla transizione energetica resta centrale la legge Pratobello, sostenuta da una mobilitazione popolare che ha raccolto circa 210mila firme. I promotori chiedono regole capaci di proteggere il territorio dalla proliferazione incontrollata degli impianti. La questione riguarda anche il ruolo della Regione e le sue competenze in materia urbanistica.
Carta ha ricordato che le firme attendono da tempo un percorso istituzionale. Ha inoltre richiamato le pronunce della Corte costituzionale sulla moratoria regionale e sulla disciplina delle aree idonee. La sfida è individuare strumenti giuridicamente solidi per tutelare il paesaggio e il patrimonio culturale. L’obiettivo è evitare di dover intervenire separatamente su ogni progetto. Secondo la giornalista, serve una regola generale: «Serve una definizione di tutela che valga erga omnes, senza dover ogni volta inseguire ogni singolo progetto che viene approvato».
La tutela del territorio non riguarda soltanto le Domus de Janas. Comprende anche beni storici, paesaggistici e alberi monumentali. La Sardegna custodisce un patrimonio culturale e naturalistico di grande valore. Per questo motivo, la pianificazione energetica dovrebbe considerare gli effetti degli impianti sui luoghi più sensibili.
Il problema consiste nel conciliare lo sviluppo delle energie rinnovabili con la conservazione del paesaggio. Servono criteri chiari, verifiche preventive e una valutazione complessiva degli interventi. In questo modo, le criticità potrebbero emergere già nelle prime fasi progettuali. Carta ha richiamato proprio la ricchezza del patrimonio isolano: «La Sardegna è ricchissima» di beni da proteggere.
Il confronto sull’energia eolica riguarda anche il mare. Nelle Bocche di Bonifacio, tra Sardegna e Corsica, i possibili progetti offshore sollevano interrogativi sull’impatto ambientale. L’area è caratterizzata da importanti valori naturalistici e dalla presenza di territori protetti sui due versanti.
Tra le preoccupazioni c’è anche la possibile limitazione della navigazione e della fruibilità degli spazi marittimi. Nell’intervista, Carta ha richiamato l’attenzione mostrata dalle istituzioni corse verso i progetti considerati potenzialmente impattanti. La giornalista ha evidenziato il problema dell’accessibilità: «C’è proprio anche un problema di accesso. Vengono chiamate infatti autostrade marittime».
Nella discussione sull’assalto eolico in Sardegna hanno un ruolo importante anche i comitati spontanei. Negli ultimi anni, queste realtà hanno promosso mobilitazioni, raccolte di firme e iniziative legali. Le loro segnalazioni hanno contribuito a portare all’attenzione pubblica le criticità di alcuni progetti.
Carta ha sottolineato l’importanza di questo lavoro. Ha inoltre invitato a non ridurre la questione a uno scontro tra maggioranza e opposizione. La protezione del territorio richiede il coinvolgimento delle istituzioni, degli esperti e dei cittadini. Le denunce presentate alle procure e le iniziative pubbliche fanno parte di questo percorso. Nell’intervista, la giornalista ha dichiarato: «Bisogna sempre riconoscere questo ruolo importantissimo che stanno svolgendo tutti i comitati spontanei».
Il futuro energetico dell’Isola pone una questione fondamentale: come sviluppare le rinnovabili senza compromettere il patrimonio culturale e ambientale. Le segnalazioni del CESIM, le audizioni regionali e la mobilitazione legata alla legge Pratobello alimentano il confronto. Anche i comitati territoriali chiedono maggiore attenzione agli effetti dei progetti.
La priorità è definire regole chiare e applicabili. Le valutazioni dovrebbero considerare le caratteristiche dei luoghi e l’impatto complessivo degli impianti. In questo modo, la transizione energetica potrebbe procedere nel rispetto delle peculiarità della Sardegna. Il messaggio di Alessandra Carta resta netto: «C’è esattamente un’esigenza di tutela che oggi manca».
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
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