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Assalto eolico in Sardegna: gli effetti del decreto di accelerazione Manuel Cozzolino
Il nuovo Decreto del Governo per l’accelerazione delle autorizzazioni a mega-progetti eolici e fotovoltaici ha suscitato preoccupazioni in Sardegna. Mauro Pili, caporedattore de L’Unione Sarda, ha dichiarato ai microfoni di Radiolina: “È il quarto decreto di questo anno per spianare la strada ai grandi progetti energetici“. Il Decreto 153, entrato in vigore lo scorso 18 ottobre, mette in atto un’“offensiva” che apre la corsia veloce a numerosi impianti su larga scala, pronti per essere approvati e implementati.

L’atto normativo, pur intitolato alla “tutela ambientale”, sembra favorire invece le lobby energetiche. Paesaggi, beni culturali e archeologici della Sardegna rischiano di essere messi in secondo piano, nonostante la loro importanza costituzionale. In ballo, vi è un potenziale sconvolgimento del paesaggio sardo, a favore di impianti eolici e solari che potrebbero trasformare l’Isola in un polo energetico per interessi esterni.
Con il Decreto, i progetti di eolico e fotovoltaico superiori a 75 e 50 megawatt rispettivamente, godono di una corsia preferenziale. Questo porterà alla rapida approvazione di oltre 100 progetti in Sardegna, per una capacità totale di circa 9.251 megawatt, sufficiente a coprire i consumi energetici di quasi 10 milioni di persone, ben oltre i bisogni della popolazione sarda. I progetti si concentrano in aree chiave come Sassari e Esterzili. A Sassari, la “black list” comprende 2.157 megawatt di fotovoltaico, che occuperebbero circa 6.471 ettari. In questa zona, anche aziende internazionali, come una cinese che punta ai terreni agricoli della Nurra, hanno programmato enormi impianti. Esterzili, con una popolazione di soli 560 abitanti, vede proposte per 820 megawatt, inclusi grandi impianti eolici e idroelettrici, avanzati anche da società straniere.

Sul piano legislativo e giudiziario, si osserva un continuo pressing per rimuovere ostacoli normativi e accelerare l’approvazione dei progetti. Grazie a deroghe e normative flessibili, viene dato ampio spazio alla realizzazione dei mega-impianti, lasciando poche possibilità di opposizione per le comunità locali e gli enti di tutela ambientale.
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 25-10-2024