• home Home
  • keyboard_arrow_right Podcast
  • keyboard_arrow_rightBoard of Peace, l’Italia ci sarà: Tajani al vertice internazionale come osservatore

Interviste

Board of Peace, l’Italia ci sarà: Tajani al vertice internazionale come osservatore

today19 Febbraio 2026 26

Sfondo
share close

Board of Peace, l’Italia aderisce come osservatrice

  • cover play_arrow

    Board of Peace, l’Italia ci sarà: Tajani al vertice internazionale come osservatore Egidiangela Sechi, Giuseppe Meloni

Parte oggi la prima riunione del “Board of Peace”, l’organismo internazionale promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla stabilizzazione del Medio Oriente. L’incontro si svolgerà alle 9:00 ora americana, circa le 15:00 in Italia, e dovrebbe coinvolgere una ventina di Paesi, anche se l’elenco completo dei partecipanti non è ancora ufficiale.

Antonio Tajani – Vicepremier e ministro degli Esteri

Italia osservatrice al Board of Peace: Meloni invia Tajani

L’Italia è stata invitata a partecipare in qualità di osservatrice, una formula che ha sollevato interrogativi politici e diplomatici. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha deciso di inviare il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Giuseppe Meloni, giornalista de L’Unione Sarda, ha analizzato il significato geopolitico dell’iniziativa e i dubbi sulla sua reale efficacia.

Un organismo ancora poco chiaro e l’assenza dell’Unione Europea

Secondo quanto emerso, la natura e il funzionamento concreto del Board of Peace restano ancora poco definiti, tanto che alcuni osservatori hanno parlato di una struttura in evoluzione o difficilmente inquadrabile nei tradizionali schemi diplomatici. Tra i dati più significativi c’è l’assenza di gran parte dei Paesi dell’Europa occidentale e dell’Unione Europea, con l’Italia presente soltanto come osservatrice.

Questo elemento alimenta le perplessità sull’iniziativa, che per alcuni rappresenterebbe il tentativo di costruire un nuovo equilibrio internazionale alternativo ai meccanismi multilaterali tradizionali, evidenziando allo stesso tempo la debolezza percepita delle istituzioni globali come le Nazioni Unite. La mancanza di un ruolo incisivo dell’ONU nei principali conflitti recenti, dall’Ucraina al Medio Oriente, avrebbe infatti aperto spazi politici per iniziative parallele.

Il nodo Medio Oriente e il sostegno del governo israeliano

Uno dei punti centrali riguarda la capacità del nuovo organismo di contribuire realmente al processo di pace in Medio Oriente. Secondo le analisi, non emergerebbe al momento quella necessaria posizione di terzietà diplomatica, elemento fondamentale per qualsiasi mediazione internazionale credibile.

Non a caso l’iniziativa è stata accolta positivamente dal governo guidato da Benjamin Netanyahu, mentre il mondo arabo avrebbe mostrato maggiore prudenza o distanza. Questo squilibrio nelle reazioni internazionali alimenta i dubbi sulla possibilità che il Board possa diventare un vero strumento di negoziazione politica.

L’ipotesi fondi per la ricostruzione e i dubbi sugli obiettivi reali

Secondo indiscrezioni provenienti dalla Casa Bianca e riportate dalla stampa internazionale, il primo atto concreto potrebbe essere un impegno finanziario da circa 5 miliardi di dollari destinato alla ricostruzione dell’area mediorientale, in particolare nella Striscia di Gaza.

Tuttavia restano interrogativi sulle finalità strategiche dell’operazione. Da un lato si parla di ricostruzione e stabilizzazione economica, dall’altro alcuni osservatori temono che si tratti soprattutto di un grande progetto economico e infrastrutturale con ritorni per i Paesi finanziatori, più che di un reale percorso diplomatico verso una soluzione politica basata su due Stati.

 

Intervista a cura di Egidiangela Sechi
La Strambata del 19-02-2026

Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina


IntervisteLa Strambata

Rate it