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Caffè Scorretto – Una scelta strategica stage@radiolina.it
Nei primi anni Novanta la parola d’ordine fu una sola: “privatizzare”. Una scelta politica ed economica sostenuta dai governi di Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi e poi Romano Prodi, che decretò la fine delle grandi partecipazioni statali, le imprese che per decenni avevano rappresentato il cuore dell’industria italiana e occupato centinaia di migliaia di lavoratori: Iri, Enel, Eni, Ina.
Fra tutte le privatizzazioni, la più controversa è rimasta quella di Telecom Italia, che rappresentò la perdita del controllo pubblico di un’infrastruttura strategica, finendo per indebolire il settore nazionale delle telecomunicazioni.
Ora qualcosa sembra cambiare. Anche i più distratti avranno notato la massiccia campagna pubblicitaria con cui Poste Italiane invita ad aderire all’offerta su TIM. Attraverso Poste, società nella quale il controllo è invece sempre restato in mano pubblica, lo Stato sembra aver inserito la retromarcia.
L’obiettivo è assumere il controllo di TIM per costruire la principale piattaforma italiana dei servizi digitali. Formalmente è un’operazione di mercato; sostanzialmente è una scelta di politica industriale.
Forse è solo il primo passo di un cambiamento più ampio: il ritorno di uno Stato che torna a considerare determinante un ruolo diretto nelle grandi infrastrutture nazionali. Non sarà il ritorno delle vecchie Partecipazioni Statali, ma certamente ne richiama la filosofia.
E chissà che questo cambio non apra una nuova stagione di politica economica, dopo gli alti e soprattutto i bassi degli ultimi decenni.
Bepi Anziani
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