Un nuovo decreto del Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi, introduce misure destinate a incrementare la sicurezza nei pubblici esercizi, come bar, ristoranti e discoteche. Tra le novità principali, l’obbligo per i locali di nominare un “responsabile della sicurezza”, che fungerà da punto di contatto con le forze dell’ordine. Il punto sulla protesta dei locali di Cagliari con la giornalista di Unionesarda.it Veronica Fadda.

Il decreto impone l’installazione di sistemi di videosorveglianza a carico dei gestori e l’adozione di misure che garantiscano un’illuminazione adeguata delle aree circostanti. Questi provvedimenti mirano a rafforzare il controllo e la sicurezza nei luoghi pubblici, ma comportano costi elevati e responsabilità aggiuntive per gli esercenti.
Un altro elemento rilevante del decreto riguarda la definizione di regole di comportamento per gli avventori. I locali dovranno adottare e affiggere un “codice di condotta” che specifichi le norme da seguire sia all’interno che nelle immediate vicinanze del locale. Questo documento avrà l’obiettivo di promuovere comportamenti corretti, delineando il profilo di un “avventore modello”.
Secondo Emanuele Frongia, presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna, il nuovo regolamento introduce obblighi che potrebbero penalizzare il settore. L’installazione di costosi sistemi di videosorveglianza e la designazione di un responsabile per la sicurezza rappresentano punti controversi per molti esercenti, già impegnati a garantire la sicurezza nei propri locali.
Frongia sottolinea che i pubblici esercizi svolgono già un ruolo importante nella gestione della sicurezza interna, con strutture organizzate e attività di prevenzione. Tuttavia, egli evidenzia che le nuove responsabilità attribuite agli esercenti rischiano di sovraccaricare ulteriormente un settore già gravato da numerosi obblighi.
Un punto cruciale su cui insiste la Fipe è che la gestione dell’ordine pubblico deve rimanere una competenza esclusiva delle forze dell’ordine. Addossare ulteriori compiti ai gestori rischia di snaturare il loro ruolo e di aggravare ulteriormente una categoria già sottoposta a pressioni economiche e organizzative.
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