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Canzoni: testi tra semplicità e ripetitività Cristian Asara
Se è vero che “cambiano i tempi e le parole”, è altrettanto vero che cambiano anche le canzoni, adattandosi alla realtà che viviamo. Uno studio recente ha infatti svelato che negli ultimi decenni i testi musicali sono diventati più semplici e ripetitivi.
Ricercatori europei hanno analizzato le parole di oltre 12.000 canzoni in inglese, spaziano dal pop al rock, dal rap al country, composte tra il 1980 e il 2020. I risultati mostrano un chiaro trend: le canzoni di oggi sono più semplici e ripetitive rispetto a quelle del passato.
Oltre alla semplificazione linguistica, lo studio ha rilevato anche un aumento di parole cariche di rancore, soprattutto nel rap. Termini come “me”, “io” e “mio” sono infatti sempre più frequenti. Questo dato è stato associato ad un aumento di emozioni negative nei testi, aspetto che ha portato i fan del rock a provare nostalgia per i brani del passato, mentre i fan del country sembrano apprezzare maggiormente i testi più recenti.
La musica ha da sempre avuto diverse funzioni: alleviare la noia, divertire, far emozionare, riempire i silenzi. Ma può anche influenzare il nostro umore. Canzoni troppo arrabbiate o malinconiche possono infatti intensificare emozioni negative, attivando diverse aree del cervello. Al contrario, la musica senza parole, come la classica o il jazz strumentale, non ha questo effetto.
Come sottolineano gli studiosi, i testi delle canzoni sono a tutti gli effetti opere letterarie. Spesso rimati o in versi, utilizzano metafore e immagini, proprio come le poesie. Non è un caso che Bob Dylan abbia vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2016, per il suo contributo poetico alla musica country americana.
Oggi, la tendenza è quella di prediligere brani con ritornelli semplici e ripetitivi, più facili da ricordare e da apprezzare già nei primi secondi di ascolto.
Radio Smeralda, puntata del 15 aprile 2024.