• home Home
  • keyboard_arrow_right Podcast
  • keyboard_arrow_rightCarceri sarde al collasso e scuola in ritardo: l’Italia tra emergenze e occasioni mancate

Interviste

Carceri sarde al collasso e scuola in ritardo: l’Italia tra emergenze e occasioni mancate

today6 Dicembre 2025 26

Sfondo
share close

Emergenza carceri in Sardegna: sovraffollamento, 41 bis e il silenzio delle istituzioni

  • cover play_arrow

    RADAR 12 - RADIO PUNTATA - PARTE UNO.mp3 Nicola Scano

La nuova puntata di Radar, il programma di Videolina condotto da Nicola Scano, ha portato in primo piano due questioni cruciali per la Sardegna e per il Paese: l’emergenza carceri e l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. In collegamento, la garante regionale dei detenuti Irene Testa e lo psichiatra e psicanalista Leonardo Mendolicchio hanno analizzato con competenza due emergenze diverse ma accomunate da un dato: la mancanza di risposte politiche adeguate.
La Sardegna, con un detenuto ogni 670 abitanti, è oggi l’isola con la più alta concentrazione penitenziaria d’Italia, mentre il recente via libera della Camera all’educazione sessuale nelle scuole superiori e medie ha riacceso il dibattito sul ruolo della scuola e della famiglia.

Carceri sarde allo stremo tra sovraffollamento e 41 bis

Secondo Irene Testa, la situazione negli istituti isolani ha superato la soglia dell’allarme: “È molto difficile ipotizzare un ripensamento: una legge permette di inviare detenuti in 41 bis nelle isole e la Sardegna resta l’unica realmente disponibile”. L’arrivo di 92 nuovi detenuti in 41 bis, che si aggiungono ai 93 già presenti, grava su strutture impreparate e su un personale già ridotto. Nel carcere di Uta – 750 abitanti, servizi limitati – l’80% dei detenuti assume psicofarmaci: “Parliamo soprattutto di persone tossicodipendenti o con disturbi psichiatrici”, spiega Testa, evidenziando come la sanità penitenziaria sia al collasso. Il personale, sottratto alle sezioni ordinarie per seguire il nuovo padiglione del 41 bis, non è sufficiente per garantire sicurezza e cure adeguate. E l’assenza di interlocuzioni governative rende la prospettiva ancora più complessa.

Traduzioni, sicurezza e personale: numeri che non tornano

Il conduttore Nicola Scano ha sottolineato come l’organizzazione delle traduzioni sanitarie sia insostenibile: occorrono almeno otto agenti per ogni detenuto trasferito all’esterno, molti di più in caso di 41 bis. “Uta ha già 120 agenti in meno”, ricorda Scano, mentre Testa conferma che il problema è destinato ad aggravarsi. La garante rilancia poi un tema strutturale: la presenza di 500 detenuti in alta sicurezza, che richiedono sezioni dedicate e impossibilità di contatto con la popolazione ordinaria. Il risultato? “I malati e i più fragili vivono ammassati in celle minuscole, mentre le sezioni speciali restano meno affollate”.

Prefabbricati e colonie penali: tra modelli virtuosi e rischi di degrado

Si affaccia l’ipotesi dei prefabbricati (“container”), sulla scia di progetti nazionali per ampliare rapidamente la capienza. Testa non la esclude: “Se non si prendono provvedimenti veri, sarà inevitabile”. La garante denuncia anche la perdita del modello virtuoso delle colonie penali sarde: luoghi di lavoro, formazione e reinserimento, oggi sovraffollati. “Un detenuto che lavora paga vitto e alloggio, contribuisce allo Stato e riduce la recidiva. Ma stiamo snaturando il modello”.

Educazione sessuo-affettiva: una riforma attesa, un dibattito in ritardo

Il secondo tema della puntata riguarda il via libera della Camera all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie e superiori, facoltativa e con consenso dei genitori. Lo psichiatra Leonardo Mendolicchio parla di un dibattito “anacronistico e ideologico”, mentre il mondo digitale espone i ragazzi a contenuti sessuali già a 9-10 anni. “È doveroso implementare attività educative: la scuola sì, ma non può essere l’unico luogo”, afferma. Il nodo centrale, secondo lo specialista, è spostare l’attenzione dai conflitti ideologici ai contenuti reali: cosa insegnare ai ragazzi? E come coinvolgere le famiglie, che sempre più evitano di parlare di sessualità?

Tabù, digitalizzazione e disuguaglianze: la sfida educativa del futuro

I numeri confermano l’urgenza: quasi metà degli adolescenti non parla di sessualità in famiglia, molti per imbarazzo o tabù. Ma, osserva Mendolicchio, il vero rischio è lasciare i giovani soli davanti al digitale: “Abbiamo un antagonista potente che non governiamo. Per questo servono percorsi anche in età preadolescenziale.
Sull’educazione alla parità, l’esperto richiama l’esempio dei Paesi nordici: “Non basta un corso sulla sessualità per ridurre la violenza di genere se non si affrontano anche le disuguaglianze sociali ed economiche”.

Conduce Nicola Scanogiornalista di Videolina
Puntata del 04/12/2025

Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina


IntervisteRadar

Rate it