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ChatGpt ci rende meno intelligenti? Enzo Asuni e Mariangela Lampis
È vero che ChatGpt ci rende meno intelligenti? Scopriamo qual è il migliore approccio per utilizzare l’intelligenza artificiale. Con l’arrivo di strumenti come ChatGPT, molte persone si chiedono: stiamo diventando più pigri mentalmente? Oppure stiamo solo imparando a lavorare in modo diverso? Alcuni studi, come quello della Swiss Business School, suggeriscono che chi usa molto l’intelligenza artificiale potrebbe sviluppare meno pensiero critico. Ma è davvero così?

Lo studio svizzero si basa sulle risposte fornite direttamente dai partecipanti. Il problema è che questi studi sono spesso poco affidabili: le persone possono sovrastimare o sottovalutare le proprie capacità. Inoltre, non è chiaro cosa viene prima: usare ChatGPT porta a pensare di meno, o chi già ha meno spirito critico tende a fidarsi troppo dell’IA?
Non è la prima volta che una nuova tecnologia genera preoccupazioni. Nel 2008, un famoso articolo dell’Atlantic si chiedeva: “Google ci sta rendendo stupidi?” Il cosiddetto Google Effect dimostra che, da quando usiamo i motori di ricerca, ricordiamo meno informazioni, ma siamo diventati più bravi a trovarle. In pratica, spostiamo il nostro “carico mentale” verso l’esterno, un processo chiamato cognitive offloading.
Anche Socrate, nel V secolo a.C., era preoccupato per l’uso della scrittura, che secondo lui avrebbe indebolito la memoria. Oggi nessuno direbbe che scrivere sia un male. Lo stesso vale per le calcolatrici o le app di navigazione: ci fanno risparmiare tempo, anche se ci fanno usare meno certe abilità.
Sì, in parte. Secondo lo psicologo Evan Risko, delegare un calcolo è diverso dal farsi scrivere un testo completo da un’intelligenza artificiale. Quando deleghiamo troppo il nostro processo di pensiero, rischiamo di perdere abilità creative e capacità di ragionamento.
Per esempio, molti giornalisti usano ChatGPT non per scrivere articoli, ma per piccoli compiti: trovare refusi, suggerire titoli o migliorare un paragrafo. Questo uso è utile, ma può creare dipendenza. Se ci affidiamo sempre a un assistente digitale, potremmo perdere la capacità di fare certe cose da soli.
Come ogni nuova tecnologia, anche l’intelligenza artificiale ha vantaggi e svantaggi:
Per evitare questi rischi, dobbiamo cambiare approccio. ChatGPT non deve sostituirci, ma affiancarci. È un assistente veloce, ma non sempre affidabile. Per questo va usato con attenzione.
Come spiega la professoressa Barbara Larson, il modo migliore per usare l’IA è trattarla come un assistente entusiasta, ma un po’ ingenuo. Dobbiamo guidarla, non lasciarle fare tutto il lavoro.
Siamo davvero diventati meno intelligenti con ChatGPT? Probabilmente no. Ma abbiamo cambiato modo di pensare e di lavorare. E questo non è per forza un male, se impariamo a usare questi strumenti nel modo giusto.
L’intelligenza artificiale può essere una risorsa preziosa, ma solo se la usiamo in modo consapevole.
A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends.