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Cinzia Pinna: cos’è successo negli undici giorni successivi all’omicidio? stage@radiolina.it
L’imprenditore Emanuele Ragnedda, è l’assassino reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna, un caso che solleva dubbi sugli undici giorni successivi al fatto. Questo grave fatto ha scosso moltissimo l’opinione pubblica. La vittima, una giovane donna, è morta apparentemente “senza un perché”. L’attenzione sul caso è stata elevata per due motivi principali, come afferma il vicedirettore de L’Unione Sarda, Massimo Crivelli: innanzitutto perché si inquadra nell’ambito dell’ennesimo femminicidio e in secondo luogo a causa della notorietà dell’assassino.

Il presunto omicida è un imprenditore molto conosciuto in Sardegna. È stato definito l’erede della famiglia Ragnedda, che possiede le cantine importantissime del Capichera. Questo imprenditore era riuscito a imporsi nel mercato, anche attraverso iniziative che avevano generato polemiche, come la vendita a prezzi alti del famoso vino “disco volante”. Dalle prime indagini emerge un quadro con tracce abbondanti di alcol e di cocaina, elementi che probabilmente costituiscono il contesto in cui il grave fatto è maturato quella notte.
Nonostante la confessione di Emanuele Ragnedda, la vicenda è ancora aperta per via di un buco di undici giorni trascorsi tra la sera dell’omicidio e il ritravamento del cadavere della vittima. È stato l’omicida stesso a indicare la posizione del corpo agli inquirenti, accompagnandoli sul posto. Durante questo lasso di tempo, pare che l’imprenditore abbia partecipato a una serie di eventi e feste, tra cui il compleanno della madre, per il quale si era recato in elicottero.
Dietro l’omicidio pare esserci stato un violento litigio. Ragnedda avrebbe riferito che la discussione era motivata da fatti esoterici, come la presunta presenza del diavolo. Il fatto che per un litigio violento si arrivi a impugnare una pistola e sparare fa riflettere. Anche accettando la sua testimonianza che la ragazza avesse brandito un coltello, non è chiaro perché siano stati sparati uno o due colpi.
Al di là delle responsabilità ormai accertate di Ragnedda, il quadro non è ancora completamente chiaro, e il buco temporale di undici giorni solleva il sospetto che l’imprenditore possa aver avuto un aiuto da qualcuno. Inizialmente era stato coinvolto un giardiniere milanese, che in seguito è stato scagionato. Tuttavia, la sua posizione non è ancora stata del tutto cancellata dall’inchiesta.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
La Strambata del 26-09-2025
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