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Claudio Ranieri riceve l’omaggio di Cagliari tra cittadinanza onoraria, riconoscimenti e affetto dei tifosi Fabio Leoni
Il rapporto tra Claudio Ranieri e Cagliari continua a rappresentare una delle storie più significative del calcio italiano contemporaneo. Le celebrazioni organizzate nel capoluogo sardo hanno confermato il profondo legame costruito negli anni tra il tecnico romano e il popolo rossoblù. Commentando le emozioni vissute durante le iniziative dedicate all’allenatore, Lele Casini, giornalista di Radiolina, ha evidenziato la forza di questo rapporto. «Con Ranieri c’è un feeling che non si è mai interrotto», ha dichiarato. Parole che sintetizzano perfettamente il sentimento condiviso da tifosi e cittadini verso una figura ormai considerata parte integrante della storia sportiva dell’isola.

I successi ottenuti da Ranieri alla guida del Cagliari rappresentano una delle ragioni principali dell’affetto che continua a ricevere dalla tifoseria. Dalla storica scalata dalla Serie C alla Serie A fino al recente ritorno in Sardegna, il tecnico ha lasciato un segno indelebile. Lele Casini ha ricordato alcuni passaggi fondamentali della sua carriera rossoblù. «Ha costruito una parte della storia del Cagliari per due volte», ha sottolineato. Determinanti sono stati la promozione conquistata attraverso i playoff e la successiva salvezza in Serie A, risultati che hanno consolidato ulteriormente la sua eredità sportiva.
Oltre ai meriti calcistici, Ranieri continua a essere apprezzato per le sue qualità umane e per la vicinanza dimostrata alla comunità sarda. Durante gli incontri pubblici ha condiviso riflessioni dedicate ai giovani e al valore educativo dello sport. Tra le dichiarazioni più significative, il tecnico ha affermato: «Non importa quanto si giochi, l’importante è divertirsi». Secondo Casini, proprio questo approccio ha contribuito a renderlo speciale agli occhi dei tifosi. «Da non sardo, si è dimostrato sardo», ha spiegato, descrivendo il forte senso di appartenenza maturato negli anni.
Intervista a cura di Paola Pilia
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