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Comunicare con il pensiero: nasce un dispositivo capace di leggerelo Enzo Asuni e Massimiliano Rais
Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications.
E’ un po’ il sogno di tutti sapere cosa passa in testa alle persone, soprattutto in certe situazioni. Il pensiero va sicuramente verso i casi più egoistici, tipo voler sapere cosa pensano i fidanzati e le fidanzate o qualcosa di analogo ma esistono delle persone che non sono in grado di parlare. In questo caso la lettura del pensiero potrebbe essere la chiave di volta per comunicare con loro. E se fosse davvero possibile leggere i pensieri delle persone che ci circondano? La fantascienza con il progredire della tecnologia sta diventando sempre meno “Fanta”.

I nostri pensieri sono dei segnali cerebrali che potrebbero essere in qualche modo tradotti. Proprio per raggiungere questo obiettivo è stato progettato un dispositivo che potrebbe aiutare le persone che non sono in grado di parlare, o che non sono più in grado di farlo, a comunicare per mezzo di un’interfaccia cervello- computer. Il dispositivo in questione è stato brevettato da ingegneri, ricercatori e neuroscienziati della Duke University. Esistono già degli strumenti che permettono alle persone, magari affette da SLA di comunicare ma sono lenti e macchinosi.
Quante parole pronunciamo al minuto? Gli studiosi ci dicono che sono circa 150 al minuto e la migliore velocità raggiunta dai dispositivi di decodifica ha raggiunto le 78 parole al minuto. Ma il nuovo dispositivo potrebbe migliorare il dato. Una volta costruito un prototipo, quest’ultimo è stato testato su quattro pazienti che hanno subito un intervento chirurgico al cervello. Ai pazienti che hanno espresso il loro consenso all’esperimento è stato impiantato un chip nel cervello costruito per decodificare i segnali cerebrali di quell’area che controlla i muscoli usati per parlare e prevedere i suoni che si stanno cercando di pronunciare. E’ stato chiesto ai pazienti di ascoltare alcune parole o suoni senza senso e ripeterli. I dati raccolti sono stati inseriti poi in un algoritmo d’apprendimento automatico con lo scopo di prevedere quale potesse essere la precisione delle previsioni: l’obiettivo era prevedere quale suono avrebbe voluto produrre il paziente.
Il test ha registrato dati importanti con una precisione dell’84% per quanto concerne alcuni suoni e altri che hanno manifestato una precisione del 40%. Si tratta sicuramente di dati incoraggianti ma che ancora non bastano per rendere il dispositivo applicabile. Non siamo dunque ancora in grado di dare nuovamente la parola leggendo semplicemente il pensiero.