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Sa Die De Sa Sardigna: le ragioni storiche della rivolta del 1794 Simona De Francisci e Salvatore Cubeddu
Sa Die De Sa Sardigna è la festa del popolo sardo che celebra un momento cruciale della storia isolana: la cacciata dei piemontesi del 1794. Questo evento storico viene oggi riscoperto e riletto alla luce del presente, come spiegato da Salvatore Cubeddu, sociologo e scrittore del comitato “Sa Die de Sa Sardigna”. Cubeddu sottolinea come, in un periodo ricco di ricorrenze – dalla Pasqua alla Festa della Liberazione – Sa Die De Sa Sardigna rappresenti una celebrazione della libertà conquistata dal popolo sardo, accompagnata da un inno nazionale proprio. Le festività, secondo il sociologo, servono a dare senso al tempo, offrendo strumenti per affrontare le difficoltà del presente e progettare il futuro.

Guardando all’attualità, Cubeddu riflette sul significato contemporaneo della libertà sarda. L’autonomia della Sardegna può e deve essere rafforzata, anche alla luce delle critiche mosse all’autonomia differenziata, che rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali.
In vista della celebrazione, domenica 27 aprile alle ore 10:00 a Palazzo Regio di Cagliari si terrà un incontro per riflettere su cinque domande centrali per il futuro dell’isola. Questo metodo richiama quello del 1794-95, quando i sardi, dopo aver respinto l’invasione francese, si rivolsero al re per denunciare abusi di tipo neocoloniale. Cubeddu evidenzia come tali abusi si manifestino ancora oggi, ad esempio nella pressione fiscale.
Nel 1794 la Sardegna era segnata da profonda povertà e diseguaglianza sociale. Ma l’elemento scatenante della rivolta fu la soppressione dei diritti tradizionali degli stamenti sardi. Le istituzioni sarde dell’Ancien Régime, che prevedevano incontri tra nobiltà, clero e rappresentanti delle città per discutere la tassazione, vennero abolite dall’assolutismo sabaudo, che impose tasse senza alcuna contrattazione.
Il legame tra passato e presente emerge con forza nelle cinque domande che verranno discusse a Cagliari, ispirate a quelle del 1794-95. Allora, i sardi chiedevano:
Il ripristino dei diritti locali.
La priorità ai sardi nelle cariche pubbliche.
L’elezione di un Consiglio di Stato per controllare il viceré.
Un ministero dedicato alla Sardegna a Torino.
Oggi, queste richieste si traducono in cinque nuove priorità:
Tutela dell’identità: lingua, cultura, istituzioni, ambiente.
Lavoro: al centro delle rivendicazioni sociali.
Sanità: come diritto universale.
Politica energetica sarda: no a imposizioni statali, sì alla decarbonizzazione autonoma.
Partecipazione democratica continua, non solo in occasione delle elezioni.
Cubeddu denuncia il rischio di una società politica sarda debole, ostacolata da scarsa rappresentanza e crescente astensionismo.
Il comitato “Sa Die De Sa Sardigna”, insieme a Salvatore Cubeddu, invita la cittadinanza a partecipare attivamente all’incontro di domenica 27 aprile, alle ore 10:00 a Palazzo Regio, Cagliari. Un’occasione per riscoprire la storia, riflettere sul presente e costruire un futuro più autonomo e consapevole per la Sardegna.
Intervista a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 24-04-2025