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Dallo stretto di Hormuz al tuo portafoglio: gli effetti della crisi iraniana Egidiangela Sechi, Luca Deidda
La crisi iraniana riaccende i timori globali legati all’energia, con effetti diretti su inflazione, crescita economica e stabilità dei mercati internazionali. Secondo l’economista dell’Università di Sassari Luca Deidda, “la stagflazione significa produzione in calo e prezzi in aumento, con una riduzione della crescita accompagnata da un incremento generalizzato dei costi”.

Il rischio principale per l’economia mondiale è la stagflazione, una combinazione pericolosa che unisce rallentamento economico e aumento persistente dei prezzi. Deidda sottolinea che “la riduzione delle stime di crescita a fronte dell’aumento dei prezzi rappresenta uno scenario estremamente critico per economie già fragili”.
Lo stretto di Hormuz rappresenta un punto cruciale per il transito del petrolio mondiale, rendendo ogni instabilità un fattore di rischio sistemico globale. L’economista evidenzia che “una riduzione dell’offerta di petrolio genera effetti a catena su costi di produzione, prezzi finali e crescita economica internazionale”.
Il petrolio agisce come una tassa indiretta sull’intero sistema economico, influenzando trasversalmente produzione, trasporti e consumo quotidiano. Deidda chiarisce che “non è solo il costo a preoccupare, ma soprattutto l’incertezza e la volatilità degli approvvigionamenti energetici”.
L’aumento dei costi energetici colpisce in modo diverso imprese e famiglie, ma alla fine il peso maggiore ricade sui consumatori finali. Come spiega Deidda, “le imprese trasferiscono i maggiori costi sui prezzi, rendendo le famiglie, soprattutto quelle a basso reddito, l’anello più vulnerabile”.
Il rincaro del carburante incide direttamente su logistica, trasporti e prezzi dei beni, con effetti amplificati nelle economie insulari e agricole. Deidda osserva che “l’aumento dei costi energetici si riflette su tutta la filiera, dai trasporti fino ai prodotti alimentari, con effetti diffusi sui consumatori”.
La crisi energetica influenza anche il mercato del credito, con un aumento dei tassi che si traduce in rate più alte per le famiglie. L’economista precisa che “un incremento dei tassi comporta un aumento significativo delle rate mensili, rendendo più oneroso l’accesso al credito”.
L’inflazione in crescita spinge le banche centrali a valutare rialzi dei tassi, con effetti su investimenti, consumi e stabilità finanziaria. Deidda afferma che “gli effetti inflazionistici sono già presenti e la loro intensità dipenderà dalla durata della crisi energetica globale”.
La durata della crisi resta incerta, ma le conseguenze economiche potrebbero essere profonde e prolungate nel tempo. Secondo Deidda, “sganciarsi dalle fonti fossili rappresenta una forma di assicurazione sul futuro, oltre che una necessità ambientale”.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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