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Dati Istat 2025: ecco come cambiano i nomi nelle culle italiane

today10 Gennaio 2026 45

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Addio Maria, benvenuta Sofia: la nuova geografia dei nomi italiani

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    Dati Istat 2025: ecco come cambiano i nomi nelle culle italiane Cristian Asara

 

Il panorama dei nomi scelti dai genitori italiani sta vivendo una vera e propria rivoluzione culturale. Secondo l’analisi del linguista Enzo Caffarelli, pubblicata recentemente sul portale Treccani.it e basata sugli ultimi dati Istat (ottobre 2025), il volto dell’Italia che nasce è profondamente diverso da quello del passato.

Il crollo di un mito

Il dato più simbolico è senza dubbio il declino di Maria. Dopo aver dominato le classifiche per ben due secoli e mezzo, il nome cardine della tradizione cristiana è scivolato fuori dalle prime 50 posizioni. Al suo posto, il gusto contemporaneo premia sonorità più eteree o storicamente ricercate.

Le preferenze attuali vedono salire sul podio:

  • Per le bambine: Sofia (stabile in vetta), seguita da Aurora e Ginevra.

  • Per i bambini: Leonardo (il re indiscusso), accompagnato da Edoardo e Tommaso.

Neonato

La resistenza del “classico”

Nonostante l’avanzata di nomi più moderni, esiste quello che Caffarelli definisce uno “zoccolo duro”. Si tratta di nomi storici che affondano le radici nel Novecento e che continuano a essere tramandati, specialmente nei piccoli centri e nelle regioni del Sud Italia.

Mentre nomi come Matteo iniziano a perdere terreno, resistono con tenacia nella top 50:

  1. Andrea (10°)

  2. Giuseppe (14°)

  3. Antonio (15°)

  4. Pietro (19°)

  5. Giovanni (21°)

A chiudere questa fila di “sempreverdi” troviamo anche Marco, Salvatore, Vincenzo, Giorgio e Luigi, che mantengono la loro posizione nonostante l’erosione generale dei nomi tradizionali a favore di nuove tendenze internazionali o letterarie.

Cosa ci dice questo cambiamento?

La scelta del nome non è mai neutra: riflette l’evoluzione di una società che si allontana gradualmente dai vincoli familiari (come l’obbligo di dare il nome dei nonni) per abbracciare criteri più estetici e individualisti. Se il Meridione resta il custode della memoria storica, il resto del Paese spinge verso una modernità che premia la brevità e la dolcezza fonetica.

Radio Smeralda, puntata del 10/01/2026

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