I dazi imposti da Donald Trump stanno monopolizzando l’attenzione del mondo e la risposta delle borse è stata negativa, per i timori di una recessione. Secondo Emanuele Dessì, direttore delle testate giornalistiche del Gruppo Unione Sarda, la reazione di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea è stata energica: “Trump ha messo in atto ciò che aveva annunciato durante la sua campagna elettorale”, ha spiegato il direttore.

I mercati globali affrontano una giornata nera a seguito dell’annuncio dei dazi imposti dall’amministrazione Trump. La misura si rivela peggiore del previsto e scatena un tracollo nelle principali borse mondiali. Dall’Asia all’Europa, passando per Wall Street, gli investitori temono un’escalation della guerra commerciale, con conseguenze disastrose per l’economia globale. Il presidente Trump, tuttavia, minimizza il crollo, dichiarando che il mercato finanziario ed economico “avrà un boom”.
Secondo quanto dichiarato da Emanuele Dessì, i dazi imposti da Donald Trump hanno avuto come conseguenza principale la penalizzazione delle esportazioni europee, colpendo anche un paese come la Germania con il suo importante settore automobilistico. Questa situazione ha generato una reazione da parte delle istituzioni europee, in particolare di Ursula von der Leyen e della Germania, che sembrano essersi “svegliate” di fronte a queste nuove barriere commerciali. Tuttavia, Dessì evidenzia una sorta di amnesia da parte dell’Europa, che in passato aveva contribuito all’eliminazione degli aiuti all’esportazione.
Le borse asiatiche iniziano la giornata in forte calo, con Tokyo che archivia la seduta con una perdita del 2,77%. Ancora più pesanti le ripercussioni in Europa, dove i principali listini bruciano 422 miliardi di euro. Le tariffe di Trump, fissate al 20% contro l’Unione Europea, vengono criticate da analisti e investitori per il metodo di calcolo ritenuto “dubbio”. Piazza Affari chiude con un calo del 3,60%, mentre Parigi e Francoforte registrano perdite rispettivamente del 3,31% e 3,01%.
Negli Stati Uniti, la situazione è ancora più drammatica. Wall Street vive un giovedì nero con il Dow Jones in calo del 3,98%, il Nasdaq che perde il 5,97% e lo S&P 500 che segna la peggiore giornata dalla crisi del Covid nel 2020, bruciando ben 2.000 miliardi di dollari. Gli economisti avvertono che la guerra commerciale di Trump potrebbe inaugurare una nuova era di protezionismo, mettendo a rischio la globalizzazione.
I cosiddetti “grafici dell’Armageddon”, presentati dall’amministrazione Trump, affondano anche il dollaro, che perde tutti i guadagni accumulati dall’elezione dell’ex presidente. Il petrolio crolla del 6,64%, mentre il Bitcoin scende sotto gli 82.000 dollari. Anche l’oro, dopo aver toccato un nuovo record storico, chiude in calo dell’1,21%, attestandosi a 3.128,40 dollari.
Le aziende più colpite da questa nuova ondata di instabilità sono quelle con supply chain dipendenti dai Paesi soggetti ai dazi. Apple perde fino al 10%, chiudendo in calo del 9,25%, mentre Nike crolla del 14,47%. L’amministrazione Trump impone tariffe del 46% al Vietnam, del 26% all’India e del 54% alla Cina, aggravando ulteriormente la crisi per i colossi dell’industria tecnologica e manifatturiera.
Gli esperti finanziari suonano il campanello d’allarme. Secondo Michael Feroli, capo economista di JPMorgan, i nuovi dazi rappresentano il “maggiore aumento delle tasse dal 1968” e potrebbero far crescere i prezzi dell’1-1,5% nell’anno in corso. Fitch avverte che l’aumento delle tariffe accresce “significativamente” il rischio di recessione negli Stati Uniti. Anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio prevede un impatto devastante, con una possibile contrazione dell’1% dei volumi di scambio globali entro il 2025.
Mentre la Casa Bianca cerca di minimizzare la crisi, la Federal Reserve si trova in una posizione delicata. Il presidente Jerome Powell dovrà decidere se mantenere invariati i tassi d’interesse o abbassarli per contrastare gli effetti negativi delle tariffe. Gli analisti prevedono almeno quattro tagli ai tassi nel corso dell’anno per frenare il rischio di recessione. Anche la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea potrebbero intervenire per sostenere l’economia globale.
A cura di Emanuele Dessì – Direttore testate giornalistiche Gruppo Unione Sarda
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