Il delitto di Buddusò continua a far luce su scenari inquietanti. Marco Pusceddu, soccorritore di 51 anni originario di Portoscuso, è stato ucciso la notte tra il 7 e l’8 agosto nei locali dell’associazione Intervol, in via Nenni. Le indagini, condotte dai carabinieri di Sassari e Iglesias, puntano verso uno schema preciso: la presenza di uno o più mandanti che avrebbero deciso di eliminare Pusceddu, affidando l’incarico a un sicario esterno, sconosciuto alla vittima. Riccardo Spignesi, giornalista della redazione di UnioneSarda.it. è intervenuto in studio per commentare la notizia.

Secondo le prime ricostruzioni, il killer avrebbe cercato Pusceddu già a Berchidda, riuscendo poi a rintracciarlo la sera dell’omicidio. Infatti gli investigatori avrebbero delineato i ruoli dei sospettati, ma mancano ancora prove decisive per individuare l’esecutore materiale. Se venisse confermata l’ipotesi di una spedizione dal Sulcis alla Gallura, il caso assumerebbe contorni ancora più drammatici, confermando le anticipazioni emerse nelle scorse settimane.
Negli ultimi mesi, Pusceddu viveva nel timore costante di essere colpito. Aveva lasciato Teulada per trasferirsi in Gallura, consapevole che qualcuno lo stava cercando. Decisivo per gli inquirenti potrebbe rivelarsi l’episodio di aprile, che inizialmente classificato come incidente. Infatti il soccorritore fu aggredito a Flumentepido e colpito alla testa. Gli investigatori stanno analizzando i dati contenuti nel telefono della vittima, convinti che possa celare indizi chiave. La sera del 7 agosto, però, Pusceddu potrebbe aver abbassato la guardia davanti a un volto sconosciuto, quello di chi ha premuto il grilletto.
Intervista a cura di Veronica Fadda
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