Torna l’allarme per la dermatite nodulare contagiosa bovina in Sardegna. A Escalaplano è stato infatti confermato un nuovo focolaio di Lumpy Skin Disease (LSD), la malattia virale che colpisce i bovini e che nei mesi scorsi aveva già interessato diverse aree tra Sarrabus e Gerrei. Il sospetto era emerso il 30 maggio, mentre la conferma ufficiale della positività è arrivata nei giorni successivi. Il nuovo episodio riaccende le preoccupazioni del comparto zootecnico isolano, a poche settimane dalla revoca delle restrizioni sulla movimentazione del bestiame autorizzata dal Ministero della Salute. Il direttore de L’Unione Sarda, Emanuele Dessì, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

Il focolaio è stato individuato in un’azienda che alleva poco più di trenta bovini. Dopo l’accertamento della positività di un animale sintomatico, le verifiche sanitarie sono state estese agli allevamenti circostanti per monitorare l’eventuale diffusione del virus. In applicazione delle normative europee previste per il contenimento della malattia, la Asl competente ha avviato le procedure necessarie che potrebbero portare all’abbattimento dell’intera mandria interessata. Una misura drastica che punta a evitare la propagazione del contagio, ma che rischia di avere pesanti conseguenze sul tessuto produttivo locale.
La conferma del nuovo focolaio ha generato forte apprensione tra gli allevatori e le istituzioni locali. Il sindaco di Escalaplano, Marco Lampis, ha evidenziato il rischio di ulteriori danni economici legati a possibili nuove limitazioni sulla movimentazione degli animali. Secondo il primo cittadino, l’eventuale abbattimento anche dei capi sani o già vaccinati rappresenterebbe un colpo durissimo per le aziende zootecniche del territorio. Oltre all’impatto economico, emerge anche il forte coinvolgimento emotivo degli allevatori, chiamati ad affrontare la perdita di animali allevati per anni e fondamentali per la sopravvivenza delle proprie attività.
Intervista a cura di Paola Pilia
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