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Economia in Sardegna, allarme produttività e crisi demografica Egidiangela Sechi, Roberto Cellini e Stefano Usai
Produttività del lavoro, intelligenza artificiale, transizione ecologica e crisi demografica sono alcune delle principali sfide che la Sardegna deve affrontare per rafforzare il proprio sistema economico e costruire nuove prospettive di sviluppo. Questi temi sono al centro della 67ª riunione scientifica annuale della Società Italiana di Economia, ospitata dall’Università di Cagliari e tornata nell’Isola dopo vent’anni. All’appuntamento partecipano oltre 500 economisti ed economiste provenienti da università, istituti di ricerca e organizzazioni nazionali e internazionali.
A fare il punto sulle prospettive dell’economia italiana e sarda sono Roberto Cellini, presidente della Società Italiana di Economia (SIE), e Stefano Usai, economista e docente dell’Università di Cagliari. Al centro dell’analisi ci sono la necessità di investire nell’innovazione, le difficoltà legate alle dimensioni delle imprese, gli effetti dell’insularità sui costi di produzione e trasporto e le conseguenze dell’inverno demografico sulla disponibilità di forza lavoro e sulla competitività del territorio.

L’intelligenza artificiale rappresenta una delle opportunità più rilevanti per migliorare la produttività delle imprese, ma la sua introduzione richiede competenze, investimenti e capacità di gestione. Secondo Roberto Cellini, le nuove tecnologie devono essere governate per trasformarsi in strumenti utili alle aziende e alla società, evitando che il loro impiego produca dipendenze o conseguenze difficili da controllare.
L’obiettivo è sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per rendere più efficienti i processi produttivi, semplificare le attività quotidiane e favorire nuove forme di innovazione. Per riuscirci, è necessario comprenderne il funzionamento e orientarne l’utilizzo verso risultati concreti, sia sul piano economico sia su quello sociale.
Per la Sardegna, la sfida è particolarmente importante. Secondo i dati richiamati nel dibattito sulla produttività, l’Isola si trova nelle ultime posizioni della graduatoria nazionale per produttività del lavoro. Stefano Usai evidenzia che il problema non riguarda soltanto la Sardegna, ma coinvolge l’intero sistema economico italiano, che deve confrontarsi anche con le principali economie internazionali.
Una delle criticità del tessuto produttivo sardo è rappresentata dalla prevalenza di imprese di piccole e medie dimensioni. La scala aziendale può incidere sulla capacità di investire in ricerca, innovazione tecnologica e organizzazione, limitando le possibilità di aumentare la produttività. Per questo è necessario favorire un sistema imprenditoriale capace di affrontare la sfida dell’innovazione su una scala più ampia.
Investire nelle nuove tecnologie, sviluppare competenze e rafforzare la collaborazione tra aziende e mondo della ricerca può contribuire a superare alcune delle fragilità strutturali dell’economia in Sardegna e a migliorare la competitività delle imprese sui mercati nazionali e internazionali.
La posizione geografica dell’Isola condiziona l’economia in Sardegna, soprattutto per quanto riguarda i collegamenti con il resto d’Italia e d’Europa. L’insularità comporta costi aggiuntivi che possono incidere sulla circolazione delle merci, sull’approvvigionamento delle imprese e sui prezzi finali dei prodotti.
Roberto Cellini richiama il riconoscimento del principio di insularità nella Costituzione italiana, introdotto nel 2022, come elemento che sottolinea la necessità di considerare le specificità delle isole nelle politiche pubbliche. Il riconoscimento costituzionale pone l’attenzione sugli svantaggi legati alla condizione insulare e sulla possibilità di adottare interventi compensativi.
Tra le misure che possono essere oggetto di valutazione figurano una riduzione strutturale delle accise per le isole, l’estensione del principio di continuità territoriale anche al trasporto delle merci e interventi specifici per contenere alcuni costi energetici e logistici. Si tratta di ipotesi che devono essere analizzate e definite tenendo conto del quadro economico generale, ma che rispondono a difficoltà specifiche dei territori insulari.

In questo contesto si inserisce il dibattito sulla direttiva europea ETS applicata al trasporto marittimo, che introduce un costo legato alle emissioni di gas serra del settore. Per la Sardegna, dove il trasporto via mare è essenziale per i collegamenti commerciali, la questione riguarda il possibile impatto dei maggiori oneri sui costi logistici e, indirettamente, sui prezzi di beni e servizi.
L’aumento dei costi del trasporto marittimo rappresenta un tema particolarmente rilevante per le imprese sarde, che dipendono dai collegamenti navali per movimentare materie prime, prodotti finiti e beni di consumo. Eventuali maggiori spese logistiche possono incidere sulla competitività delle attività produttive e trasferirsi, almeno in parte, sui consumatori.
Il dibattito riguarda quindi anche la necessità di individuare strumenti che consentano di conciliare gli obiettivi ambientali europei con le esigenze dei territori insulari. Per la Sardegna, la tutela dell’ambiente deve accompagnarsi a politiche capaci di tenere conto dei costi strutturali dell’insularità, evitando che gli svantaggi geografici si traducano in ulteriori difficoltà economiche.
La transizione ecologica rappresenta una trasformazione che coinvolge imprese e cittadini. Stefano Usai osserva che gli effetti del cambiamento climatico e delle politiche ambientali si riflettono sull’economia, mentre le differenze tra le strategie adottate dai principali attori internazionali rendono più complesso il percorso verso un sistema sostenibile.
Accanto alla transizione verde c’è quella digitale, che richiede investimenti, infrastrutture e competenze. Le dipendenze tecnologiche ed energetiche possono rappresentare una vulnerabilità strategica per l’Europa e per le economie locali, rendendo necessario un approccio capace di accompagnare entrambe le trasformazioni.
La sfida per la Sardegna è affrontare la transizione ecologica e quella digitale senza compromettere la competitività delle imprese, valorizzando le opportunità offerte dall’innovazione e considerando le specificità economiche e geografiche dell’Isola.
Tra i principali ostacoli allo sviluppo economico della Sardegna c’è la crisi demografica. Il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione riducono progressivamente la disponibilità di forza lavoro e modificano la struttura del mercato interno, con conseguenze sulle imprese, sui servizi e sulle prospettive di crescita.
Stefano Usai sottolinea che la diminuzione della popolazione giovane rischia di indebolire la base produttiva dell’Isola. Una popolazione mediamente più anziana, accompagnata dalla riduzione delle nuove generazioni, può rendere più difficile il ricambio professionale e limitare la capacità delle imprese di introdurre innovazioni.
La questione è particolarmente rilevante in un territorio caratterizzato da numerose aziende di piccole dimensioni. Se il mercato di riferimento si restringe, le imprese possono incontrare maggiori difficoltà a crescere e a sostenere investimenti. La diminuzione degli abitanti può inoltre rendere meno conveniente garantire alcuni servizi pubblici e privati, soprattutto nei centri più piccoli e nelle aree interne.
Roberto Cellini richiama alcuni indicatori che descrivono la gravità del fenomeno. La Sardegna presenta un tasso di fecondità particolarmente basso e un’età media elevata. Secondo i dati citati nel dibattito, il tasso di fecondità è pari a 0,85 figli per donna, mentre l’età media raggiunge i 49,6 anni.
Questi valori evidenziano la portata della trasformazione demografica e le sue possibili ripercussioni sull’economia e sulla società. Meno bambini possono significare meno iscritti nelle scuole, difficoltà nel mantenere attivi alcuni presidi educativi e, nel lungo periodo, una riduzione della platea potenziale delle università.
A questo si aggiunge il problema della fuga dei giovani, soprattutto di quelli con un livello di istruzione elevato, che spesso si trasferiscono fuori dall’Isola per trovare opportunità formative e professionali. La perdita di persone qualificate rischia di aggravare le difficoltà delle imprese nel reperire competenze e nel programmare investimenti a lungo termine.
Per contrastare la crisi demografica, Cellini indica la necessità di rafforzare i servizi per le famiglie, a partire dagli asili e dalle misure di welfare, e di creare condizioni che rendano più attrattiva la permanenza dei giovani in Sardegna. Trattenere i talenti e favorire il ritorno di chi ha studiato o lavorato fuori dall’Isola è fondamentale per sostenere il capitale umano e la crescita economica.
La mobilità, osserva Usai, non è necessariamente un problema: diventa una criticità quando procede in una sola direzione. Accanto ai giovani sardi che partono per studiare o lavorare altrove, è importante favorire l’arrivo di studenti, ricercatori e professionisti da altre regioni e dall’estero, oltre al rientro di chi ha acquisito nuove competenze.
In questo scenario, l’Università di Cagliari può svolgere un ruolo strategico non soltanto attraverso l’insegnamento e la ricerca scientifica, ma anche favorendo il trasferimento delle conoscenze verso il sistema produttivo. La cosiddetta terza missione dell’università comprende la collaborazione con le imprese, la valorizzazione dei risultati della ricerca, la creazione di spin-off e lo sviluppo di progetti condivisi.
Cellini evidenzia l’importanza di rendere accessibili alla società i risultati della ricerca e di trasformarli in applicazioni concrete. Le scoperte scientifiche possono diventare brevetti, nuovi processi produttivi e iniziative imprenditoriali capaci di generare valore economico e occupazione.
Usai sottolinea la necessità di superare una visione unidirezionale del trasferimento tecnologico: università e imprese devono collaborare fin dalle prime fasi, attraverso il confronto, l’ascolto e la coprogettazione. La collaborazione con il settore privato è importante anche nella formazione, perché permette di avvicinare gli studenti alle competenze richieste dal mondo del lavoro.
Il rafforzamento del rapporto tra università, ricerca e sistema produttivo rappresenta una leva importante per l’innovazione e la crescita dell’economia in Sardegna, soprattutto in una fase in cui la crisi demografica, la bassa produttività e le trasformazioni tecnologiche richiedono nuove strategie di sviluppo.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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