Il mare sardo, simbolo di bellezza incontaminata e richiamo turistico globale, è oggi al centro di una grave emergenza ambientale. L’ARPAS (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) ha lanciato l’allarme: le analisi hanno rilevato livelli preoccupanti di batteri fecali, tra cui Escherichia coli ed enterococchi intestinali, in numerosi tratti costieri. Questi batteri, provenienti da scarichi fognari o reflui non trattati, mettono a rischio la balneazione e la salute pubblica.

L’Escherichia coli è oggi considerato il principale indicatore di inquinamento fecale. Da aprile 2025, l’ARPAS ha intensificato i controlli nelle 634 stazioni di monitoraggio dislocate lungo i 2.400 km di costa della Sardegna. Le analisi hanno già evidenziato 33 casi di contaminazione in appena tre mesi.
Un caso emblematico è il Poetto di Cagliari, dove i valori hanno raggiunto i 2000 mpn/100ml, ben oltre il limite di 500 mpn fissato dalla normativa per l’E. coli. Il superamento dei parametri ha comportato divieti di balneazione in diverse zone dell’isola.
La contaminazione interessa tutto il territorio regionale, da nord a sud:
Nord Sardegna: Caprera (Stagnali), Stintino, Santa Teresa Gallura, Badesi
Centro Sardegna: Siniscola (Torre di Santa Lucia), Orosei
Ovest: Alghero, Bosa, Cuglieri
Costa Smeralda: diversi tratti nel comune di Arzachena
Sud Sardegna: Cagliari (Poetto e Giorgino), Quartu, Capoterra
Est Sardegna: Golfo Aranci
L’estensione e la frequenza degli episodi segnalano un problema sistemico, non più sporadico.
Secondo l’ingegnere ambientale Alessio Satta, la temperatura del Mar Mediterraneo è cresciuta di oltre 1°C negli ultimi anni, con punte di +2,5°C nel 2025. L’aumento favorisce la stratificazione termica, riducendo l’ossigenazione dell’acqua e favorendo la crescita dei microrganismi patogeni.
Molte barche non rispettano la normativa (D.Lgs. 152/2006 e 182/2003), scaricando in mare reflui non trattati entro le tre miglia dalla costa. A peggiorare la situazione, la mancanza di strutture portuali adeguate per lo smaltimento dei liquami.
Spesso le spiagge vengono lasciate in condizioni deplorevoli: mozziconi nella sabbia, rifiuti ovunque, servizi igienici vandalizzati. Mancano cartelli informativi e presidi di controllo, favorendo il non rispetto delle regole da parte dei bagnanti.
Uno degli episodi più discussi riguarda il divieto di balneazione nel tratto del Poetto tra l’ex Ospedale Marino e l’Ottagono. I cittadini denunciano acqua sporca, odori sgradevoli e assenza di controlli, in particolare vicino all’area cani, ritenuta problematica per la prossimità alla zona balneare e per la possibile diffusione di batteri tramite correnti e vento.
La giornalista Francesca Melis, intervenuta sull’emergenza batterica nelle acque della Sardegna, evidenzia la necessità di un approccio collettivo e consapevole: “Non possiamo affidarci solo alle istituzioni. Serve consapevolezza, educazione civica e senso di responsabilità da parte di tutti.” Per fronteggiare la proliferazione di Escherichia coli e altri batteri fecali nel mare sardo, è fondamentale aumentare i controlli sugli scarichi in mare e nelle zone portuali, garantendo che le imbarcazioni rispettino le normative ambientali. Allo stesso tempo, è urgente promuovere campagne di educazione ambientale, affinché cittadini e turisti adottino comportamenti più responsabili.
Cruciale anche la trasparenza dei dati sulle analisi dell’acqua e sui divieti di balneazione, affinché i cittadini possano informarsi in modo chiaro e tempestivo. Infine, come sottolinea l’ingegnere ambientale Alessio Satta, è indispensabile studiare la correlazione tra condizioni meteo e contaminazione batterica, per comprendere meglio l’evoluzione di questi fenomeni e anticiparne gli effetti. Solo attraverso l’azione coordinata di istituzioni, esperti e cittadini sarà possibile proteggere il mare della Sardegna e tutelare la salute pubblica.
A cura di Francesca Melis – Giornalista di Unionesarda.it
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