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Interviste

Eolico in Sardegna: a rischio le Domus de Janas

micGiulio Zasso, Michele Ruffi, Alessandra Cartatoday16 Ottobre 2026

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Eolico in Sardegna, allarme per i siti Unesco: «A rischio le tutele delle Domus de Janas»

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    Eolico in Sardegna: a rischio le Domus de Janas Giulio Zasso, Michele Ruffi, Alessandra Carta

La riduzione delle fasce di protezione dei beni culturali, il via libera a nuovi impianti eolici e il futuro del patrimonio archeologico sardo riaccendono il dibattito sulla transizione energetica nell’Isola. Al centro della polemica c’è un emendamento approvato in commissione Ambiente del Senato, che, secondo quanto riferito nell’intervista, interviene sulle cosiddette buffer zone, le fasce di rispetto previste a tutela dei siti di interesse culturale. A lanciare l’allarme è la giornalista de L’Unione Sarda Alessandra Carta, che evidenzia i possibili effetti delle nuove disposizioni sui siti Unesco, sulle Domus de Janas e sul paesaggio della Sardegna. «È una mazzata», afferma, sintetizzando le preoccupazioni per una modifica normativa che potrebbe ridurre le garanzie di protezione del patrimonio storico e archeologico.

Domus De Janas Di Museddu, Cheremule (SS) – Foto di Cristian Asara

Eolico in Sardegna, cosa cambia per i siti Unesco

La questione riguarda le fasce di rispetto che contribuiscono a proteggere i beni culturali e archeologici dalle trasformazioni del territorio. Nel corso dell’intervista, Carta spiega che l’emendamento approvato in commissione Ambiente del Senato, presentato dal Partito democratico e sostenuto anche da esponenti del centrodestra, interviene proprio su queste aree di tutela. Il provvedimento, secondo la ricostruzione fornita dalla giornalista, è stato inserito nel decreto-legge carburanti e deve completare l’iter parlamentare prima di diventare legge.

Il timore è che la modifica possa rendere più semplice la realizzazione di impianti energetici in prossimità di luoghi di elevato valore storico e culturale. «Fino ad oggi era proprio questa fascia che poteva garantire il rispetto del patrimonio storico e archeologico, invece adesso viene meno», sottolinea Carta. Un passaggio che riporta al centro il rapporto tra autorizzazioni energetiche, salvaguardia dei siti identitari e pianificazione del territorio.

Domus de Janas e patrimonio archeologico sotto pressione

Tra i beni maggiormente coinvolti nel dibattito figurano le Domus de Janas, le antiche tombe ipogeiche della Sardegna riconosciute come patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2025. La loro tutela rappresenta un tema particolarmente delicato per un’isola in cui il patrimonio archeologico è strettamente legato alla storia, all’identità e alla valorizzazione culturale delle comunità locali.

Carta richiama l’attenzione sul lavoro delle associazioni e dei comitati che hanno segnalato possibili interferenze tra i progetti energetici e le aree di interesse archeologico. Tra questi viene citato il Centro studi identità e memoria (Cesim), impegnato nella valorizzazione del patrimonio culturale sardo, insieme al comitato Sardegna che avrebbe presentato una denuncia alla Procura di Sassari.

«Tutte queste irregolarità davvero rischiano di essere cancellate con un tratto di penna», avverte la giornalista. La preoccupazione espressa è che alcune criticità possano essere superate non attraverso una revisione dei singoli progetti, ma attraverso un cambiamento delle regole che disciplinano le aree sottoposte a tutela.

Il progetto da 221 turbine eoliche e il rischio per il paesaggio

A rendere ancora più acceso il confronto è il riferimento a un progetto che prevede 221 turbine eoliche, simbolo, nell’intervista, della portata delle trasformazioni prospettate per il territorio sardo. Le dimensioni degli impianti sono un altro elemento centrale della contestazione: le torri, secondo quanto riferito durante il colloquio, possono raggiungere altezze superiori ai 200 metri, modificando in modo significativo il profilo visivo di colline, campagne e aree costiere.

La questione non riguarda soltanto la produzione di energia elettrica, ma anche l’impatto cumulativo di numerosi impianti su un territorio caratterizzato da paesaggi di pregio e testimonianze archeologiche diffuse. «Rischiano di sfregiare il nostro paesaggio per chissà quanti decenni», dichiara Carta, richiamando anche il problema della durata degli investimenti e della futura dismissione delle strutture.

La giornalista solleva inoltre un interrogativo sulla sostenibilità nel lungo periodo delle infrastrutture: cosa accadrebbe se, nel corso degli anni, gli impianti diventassero meno efficienti o non risultassero più convenienti? Un tema che chiama in causa non solo l’autorizzazione iniziale, ma anche i costi di smantellamento, il ripristino dei luoghi e le responsabilità legate alla fine del ciclo di vita delle turbine.

La transizione energetica tra sostenibilità e speculazione

Il confronto si inserisce nel più ampio dibattito sulla transizione energetica in Sardegna, dove si contrappongono l’esigenza di sviluppare fonti rinnovabili e la richiesta di proteggere il patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale. La produzione di energia da fonti rinnovabili è una componente importante della decarbonizzazione, ma la localizzazione degli impianti e la loro compatibilità con il territorio restano questioni decisive.

Nel corso dell’intervista, Alessandra Carta critica un modello che, a suo giudizio, rischia di privilegiare la realizzazione delle infrastrutture rispetto alla tutela dei luoghi. «Non è più una transizione per il cambiamento climatico, ma è una transizione che sicuramente permette di emettere meno gas serra, però a danno, in questo caso, del nostro patrimonio storico e archeologico», afferma.

È questa la contraddizione evidenziata dalla giornalista: un processo pensato per ridurre le emissioni climalteranti potrebbe produrre conseguenze negative su altri beni collettivi, se non accompagnato da una pianificazione rigorosa e da adeguate garanzie paesaggistiche. Il nodo, dunque, non è soltanto l’opportunità di sviluppare le rinnovabili, ma come, dove e con quali regole realizzare i nuovi impianti.

Aree idonee, il nodo delle competenze regionali

Un altro aspetto affrontato nell’intervista riguarda le aree idonee, ossia i territori individuati dalla normativa per la possibile installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili. Secondo la ricostruzione di Carta, le modifiche normative richiamate nel colloquio potrebbero limitare la possibilità per le Regioni di rimettere in discussione l’idoneità di aree già individuate a livello statale. Il tema è particolarmente rilevante per la Sardegna, dove le scelte sulla distribuzione degli impianti eolici e fotovoltaici incidono direttamente sulla pianificazione territoriale, sul paesaggio e sulle comunità interessate.

La giornalista richiama quindi l’attenzione sul rischio che le amministrazioni regionali dispongano di margini di intervento più ridotti nella gestione delle trasformazioni del territorio. «Le Regioni sono esautorate di questi poteri», osserva Carta, contestando l’orientamento normativo descritto nell’intervista. La questione pone al centro il rapporto tra le decisioni assunte a livello nazionale e la capacità degli enti territoriali di valutare le specificità ambientali, culturali e paesaggistiche locali.

Il confronto politico e le critiche al centrosinistra

La vicenda assume anche una dimensione politica. Nell’intervista viene sottolineato come l’emendamento sulle fasce di protezione abbia raccolto consensi trasversali, coinvolgendo forze politiche tradizionalmente associate a posizioni differenti sui temi ambientali. Per Carta, questo elemento solleva interrogativi sulla coerenza tra le dichiarazioni pubbliche a favore della tutela del paesaggio e le scelte compiute in sede parlamentare.

La tutela della Sardegna al centro del dibattito

Il confronto sull’eolico in Sardegna mette in evidenza una questione che va oltre il singolo progetto: come conciliare la decarbonizzazione con la salvaguardia del patrimonio culturale, archeologico e paesaggistico. Le Domus de Janas, i complessi nuragici e gli altri siti identitari dell’Isola rappresentano un patrimonio di valore internazionale, la cui protezione richiede valutazioni attente e strumenti normativi efficaci.

L’allarme lanciato da Alessandra Carta richiama l’attenzione sulla necessità di valutare non soltanto i benefici energetici degli impianti, ma anche gli effetti sul territorio, sulle comunità e sui beni sottoposti a tutela. «Tutti questi progetti che stanno assediando l’isola, sia a mare che a terra, sono veramente un pericolo», dichiara.

Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi

La Strambata del 16-10-2026

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