La Sardegna rischia di essere circondata da un vero e proprio anello di torri eoliche offshore. Secondo i progetti attualmente presentati, e in attesa delle autorizzazioni definitive, davanti alle coste dell’Isola potrebbero sorgere 1.078 pale eoliche, con una potenza complessiva di 17.601 megawatt. Il numero salirebbe a oltre 1.100 se non fosse momentaneamente sospeso un impianto da 32 aerogeneratori previsto tra Bosa e Capo Mannu, nel territorio dell’Oristanese. Un cambiamento profondo che solleva interrogativi ambientali, economici e sociali. Enrico Fresu, coordinatore della redazione di UnioneSarda.it, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

È soprattutto nel Sud Sardegna che la concentrazione dei progetti appare più impattante. Lungo le coste del Sulcis sono stati presentati 10 progetti per un totale di 440 torri eoliche, capaci di produrre oltre 4.000 megawatt. Anche il Cagliaritano è fortemente coinvolto: qui si contano 8 progetti e 303 pale. Secondo amministratori locali e comitati civici, queste installazioni rischiano di creare una barriera visiva e strutturale permanente, alterando equilibri marini consolidati e incidendo negativamente sull’economia costiera.
Nel Nord dell’Isola l’attenzione si concentra su aree simbolo del turismo sardo. Al largo di Alghero sono previsti due grandi impianti, mentre in Gallura e davanti alla Costa Smeralda insistono quattro progetti che da soli superano le 250 pale eoliche. Località come Capo Caccia, Pittulongu, il Poetto e le coste galluresi potrebbero vedere all’orizzonte enormi strutture rotanti. I sindaci e i comitati parlano di una transizione energetica che, così concepita, favorirebbe soprattutto le multinazionali, chiedendo invece una pianificazione più trasparente e condivisa sul futuro energetico e ambientale della Sardegna.
Intervista a cura di Francesca Figus
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