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Interviste

Ep. 02 – Rubin e Swift, due occhi sull’Universo

today10 Gennaio 2026 37 28

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Vera Rubin e Swift, due telescopi simbolo dell’astrofisica moderna

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    Ep. 02 – Rubin e Swift, due occhi sull’Universo Manuel Floris, Patrizia Caraveo

Nel 2025 è stato inaugurato l’osservatorio Vera Rubin, mentre il telescopio spaziale Swift rischia la caduta sulla Terra nel 2026, aprendo una fase cruciale per l’astrofisica moderna. «Abbiamo un osservatorio che nasce ora e uno che speriamo di non perdere per sempre», ha spiegato Patrizia Caraveo, dirigente di ricerca dell’INAF.

Vera Rubin (Wikipedia)

Vera Rubin, il telescopio che filmerà il cielo

Il Vera Rubin osserverà ogni tre giorni metà del cielo australe dalle Ande cilene, creando una vera cinematografia dell’universo grazie a un campo visivo senza precedenti. «L’idea è avere immagini successive per scoprire oggetti variabili e corpi in movimento», ha dichiarato Caraveo.

Nelle prime osservazioni, confrontando immagini a distanza di una settimana, il telescopio ha individuato oltre mille asteroidi, risultati paragonabili a un anno di ricerche tradizionali. «Questo dà un’idea straordinaria della potenza di scoperta del Vera Rubin», ha sottolineato Caraveo.

Il telescopio dedicato a Vera Rubin e alla materia oscura

L’osservatorio porta il nome dell’astrofisica che dimostrò l’esistenza della materia oscura osservando la rotazione anomala delle stelle nelle galassie. «La galassia contiene materia che pesa ma non emette luce, e la chiamiamo materia oscura», ha ricordato Caraveo.

Swift, vent’anni di scoperte nello spazio

Lanciato nel 2004, Swift è nato per studiare i lampi gamma, ma si è trasformato in uno degli strumenti più versatili della storia spaziale. «Swift ha osservato non tutto, ma di tutto», ha spiegato Caraveo. Tra le scoperte più sorprendenti, Swift ha osservato stelle fatte a pezzi dall’interazione con buchi neri supermassicci. «Erano il grido di dolore di una stella passata troppo vicino a un buco nero», ha raccontato Caraveo.

Patrizia Caraveo alla guida della Sait (Media INAF)

Una missione di salvataggio senza precedenti

A causa del decadimento orbitale, Swift potrebbe rientrare nell’atmosfera entro il 2026, spingendo la NASA a finanziare una missione di recupero da 30 milioni di dollari. «Si vuole riportarlo a circa 550 chilometri di quota», ha spiegato Caraveo.

Un’operazione spaziale mai tentata prima

La missione, affidata a Katalyst Space Technologies, prevede l’aggancio automatico di Swift tramite bracci meccanici privi di maniglioni dedicati. «La parte più difficile sarà agganciarsi a un satellite non progettato per essere recuperato», ha concluso Caraveo.

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