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Ep. 04 – CISL Sardegna: “Sanità emergenza vera, troppe promesse e pochi risultati”

today28 Gennaio 2026 70

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L’intervista a Pier Luigi Ledda – Segretario generale CISL Sardegna

La CISL non dà pagelle, ma valuta i fatti e la qualità del confronto istituzionale. A dichiararlo è Pier Luigi Ledda, segretario generale del sindacato in Sardegna. In questo senso, il primo elemento positivo evidenziato è l’esistenza di un dialogo aperto con la Regione, considerato un valore fondamentale in una fase segnata da profonde transizioni energetiche, industriali, digitali e demografiche.

Pier Luigi Ledda – Segretario generale CISL Sardegna

Giunta regionale e confronto con le parti sociali

Secondo il segretario della CISL Sardegna, il confronto con la Giunta esiste ed è costante, anche se potrebbe essere più incisivo. Programmazione, bilancio, sanità, energia, trasporti e politica industriale sono i dossier su cui il sindacato è impegnato nei tavoli regionali. Il punto centrale resta la capacità della Regione di affrontare problemi strutturali con soluzioni concrete e una visione di sistema.

Particolare rilievo viene dato alla vertenza entrate, definita una questione strategica. L’accordo raggiunto con lo Stato, che prevede la restituzione alla Sardegna di 1,3 miliardi di euro in quattro anni, rappresenta per la Cisl un passaggio decisivo per riaffermare l’autonomia finanziaria dell’Isola. Senza queste risorse, avverte Ledda, sanità, trasporti, scuola e politiche sociali sarebbero fortemente indebolite.

Bilancio regionale e priorità di spesa

Con la finanziaria regionale in discussione in Consiglio e margini di manovra limitati, la CISL ha chiesto investimenti mirati su sanità, lavoro e competenze. Centrale la proposta di istituire un fondo regionale post-GOL, visto che il programma nazionale terminerà a giugno, per non interrompere le politiche di inserimento lavorativo e formazione.

Ledda insiste sulla necessità di una cabina di regia sui fondi europei e di una strategia chiara contro spopolamento e crisi delle aree interne, puntando su scuola, formazione professionale e mobilità. La vertenza entrate, in questo quadro, apre la possibilità di investimenti strutturali aggiuntivi, ma solo se inseriti in un patto per lo sviluppo e il lavoro.

CISL Sardegna: Sanità la vera emergenza

Per il segretario generale della CISL Sardegna non ci sono dubbi: la sanità è la principale emergenza regionale. Nonostante gli impegni presi in campagna elettorale e l’accordo siglato il 4 agosto con Regione e assessorato, i risultati concreti tardano ad arrivare. Liste d’attesa, pronto soccorso in sofferenza, carenza di medici e infermieri e territori scoperti restano problemi irrisolti.

La delusione, precisa Ledda, non riguarda le persone ma la mancanza di continuità nelle politiche sanitarie. Senza stabilità nelle decisioni e una governance chiara, la riforma del sistema sanitario rischia di rimanere incompiuta, mentre i cittadini continuano a percepire un servizio in difficoltà.

Lavoro povero e occupazione di bassa qualità

Nonostante l’aumento degli occupati, la Sardegna resta segnata dal lavoro povero. Tre lavoratori su dieci guadagnano meno di 1.000 euro al mese, spesso a causa di precarietà e part-time involontario. Per la CISL il problema non è la quantità, ma la qualità del lavoro.

Servono contrattazione territoriale, incentivi alla stabilizzazione e vincoli stringenti sulla qualità dell’occupazione per le imprese che ricevono fondi pubblici. Le politiche attive, sottolinea Ledda, devono essere reali ed efficaci, non solo burocratiche.

I corsi di CISL Sardegna per i giovani

Uno dei dati più allarmanti riguarda i giovani: uno su cinque tra i 15 e i 34 anni è NEET, non studia e non lavora. La risposta passa dalla formazione professionale, dagli ITS Academy e dai percorsi legati direttamente al mondo del lavoro.   La CISL, attraverso lo IAL, punta a colmare il mismatch tra domanda e offerta, formando figure oggi introvabili come infermieri, idraulici, elettricisti e carpentieri. I nuovi corsi partiranno in primavera e dureranno tre anni, combinando competenze teoriche e pratiche. Disperdere queste risorse umane, avverte Ledda, è un lusso che la Sardegna non può permettersi in una fase di forte crisi demografica.

Industria, energia e futuro del Sulcis

Sul Sulcis la CISL vede margini di rilancio, ma solo a condizione che la Sardegna si doti di una vera politica industriale, coordinata con quella nazionale. L’energia è il nodo centrale: il DPCM sulla metanizzazione, da Oristano verso il Sulcis, può rappresentare una svolta, ma non basta da solo.

Serve una strategia energetica integrata che includa rinnovabili, idroelettrico e riduzione dei costi, per rendere l’Isola competitiva. Ledda mette in guardia anche sui rincari legati alle emissioni e ai trasporti marittimi, che rischiano di colpire duramente l’economia sarda già dal 2026.

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